L'evento

​La Concattedrale di Taranto in mostra a Parigi​

La retrospettiva dedicata a Gio Ponti

Cultura
Taranto lunedì 22 ottobre 2018
di Enzo Ferrari*
​La Concattedrale di Taranto in mostra a Parigi​
​La Concattedrale di Taranto in mostra a Parigi​ © Tbs

Sono le guglie contemporanee della Concattedrale di Taranto ad accogliere i visitatori della mostra che dal 19 ottobre, e fino al 10 febbraio, il Musée des Arts Décoratifs di Parigi dedica a Gio Ponti. Olivier Gabet, direttore del museo e curatore della retrospettiva sull’arte del grande architetto milanese, ha scelto proprio una riproduzione in scala della facciata della Gran Madre di Dio per aprire l’ingresso alla mostra. Una straordinaria testimonianza del valore che quell’opera ha nella storia dell’arte e dell’architettura del Novecento.

Gabet, in una intervista a Domus, la storica rivista fondata proprio da Gio Ponti, spiega come è nata l’idea di allestire una mostra con oltre quattrocento creazioni - dagli elementi di arredo alle architetture fino ai lavori in ceramica - dell’autore della Concattedrale: «Il museo ha una lunga relazione con Gio Ponti. Nel 1995, Parigi ha infatti ospitato la prima sua mostra internazionale, supportata proprio dalla nostra istituzione. Per molto tempo, le persone credevano fossimo stati noi a realizzare quella esposizione.

Tre anni fa con il team di curatori – Salvatore Licitra, Dominique Forest, Sophie Bouilhet-Dumas – abbiamo pensato fosse arrivato il momento di metterla in piedi. Di conseguenza, abbiamo realizzato che avremmo dovuto farla nel miglior modo possibile». E in quel «miglior modo possibile» c’è proprio quella vela bianca che svetta verso l’alto e che si affaccia sul metaforico mare riflesso nelle sue vasche. Un’opera simbolo non solo per le sue avveniristiche linee architettoniche, ma simbolo della storia urbanistica, economica e spirituale della città. L’idea di edificare una nuova cattedrale risale infatti alla fine degli anni ‘60. Erano gli anni in cui Taranto si sentiva proiettata verso un inarrestabile progresso che le disegnava una dimensione addirittura europea. L’insediamento del IV Centro Siderurgico ne faceva una capitale industriale; la città si ingigantiva e quell’opera doveva rappresentare il riferimento spirituale per la moderna Taranto che si andava modellando.

L’allora arcivescovo Guglielmo Motolese affidò quindi a Gio Ponti il compito di realizzare questo ambizioso progetto. E lui, l’architetto, ormai in avanti con gli anni, si dedicò a questa missione con commovente slancio, come si può evincere dalla corrispondenza intercorsa tra lui e Motolese. L’architetto immaginava il tempio come un edificio silvestre, “aggredito” dal verde richiamato nel colore delle sue pareti. E tutt’intorno costruzioni nello stesso stile destinate ad ospitare missioni sociali. É andata diversamente, come sappiamo. Più che dal verde, la Concattedrale Gran Madre di Dio, inaugurata il 6 dicembre 1970, è stata aggredita dall’asfalto e dal cemento. È stata circondata anche da una spessa coltre di ignoranza che per lunghi anni ne ha determinato degrado e trascuratezza. Ci fu persino chi fece occultare le vasche con una mano di catrame per farne un piazzale destinato a parcheggio.

E solo l’anno scorso, finalmente, sono stati avviati i lavori che hanno restituito luce alla facciata. La Concattedrale di Gio Ponti resta un’opera purtroppo incompresa. A Taranto c’è ancora chi, guardandola, continua a storcere il naso e c’è chi non ne comprende affatto valore e significato. Per fortuna, almeno all’estero, gode di maggiori fortune. Parigi ci dà una lezione.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile


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I commenti degli utenti
  • Fra ha scritto il 22 ottobre 2018 alle 12:38 :

    Certo da Parigi vedono le foto : quello che tutti vediamo è degrado ,la fontana spenta è usata come deposito zanzare e spazzatura ,il verde solo erbacce e quattro palme spelacchiate e per non parlare poi della fermata straordinaria dei pullman diretti a Lourdes o non so dove ,che paralizzano la sfortunatissima viale Grecia mangiata dalla giungla forestale ,il resto sarebbe bello se il prete o chi che sia spendesse qualcosa per valorizzare la suddetta opera d’arte . Rispondi a Fra