L'evento

​Festa di balli, luci e suoni nella Notte della Taranta​

Al teatro Orfeo l’inaugurazione della 75ª stagione concertistica Amici della Musica “A.Speranza”

Cultura
Taranto lunedì 26 novembre 2018
di Daniele Locascio​
​L'Orchestra “La notte della Taranta” al Teatro Orfeo​
​L'Orchestra “La notte della Taranta” al Teatro Orfeo​ © Tbs

Festa di suoni e di luci venerdì sera al teatro Orfeo per l’inaugurazione della 75ª stagione concertistica Amici della Musica “A.Speranza”.

L’orchestra della Notte della Taranta ha virtulmente trasformato il teatro cittadino in una piazza salentina in festa, coinvolgendo da subito il pubblico nei ritmi tipici della “taranta”. Taranta è ballo ma soprattutto musica dalle origini ancestrali dei popoli salentini, detta iatro musica perchè pare riuscisse ad esaurire, seppur in modo empirico, gli effetti negativi legati alla puntura di un particolare ragno, la tarantola appunto. L’ensamble composta da dodici elementi ha proposto venti pezzi facenti parte del repertorio della Notte della Taranta, tra questi La Taranta di Lizzano e La pizzica di Taranto, due brani frutto di una ricerca fatta da Salvatore Cavallo Galeanda, fragagnanese del Gruppo i Mandatari in organico nella formazione della Notte della Taranta che presentano delle variazioni rispetto a quelle tramandateci da Alfredo Majorano e risalenti agli anni ’50.

La Taranta di Lizzano ad esempio presenta la terza maggiore negli accordi in minore e la terza minore negli accordi in maggiore – ci spiega il direttore Daniele Durante – sottolineando come sia sempre arbitrario stabilire le origini di un pezzo sulla base delle fonti, dal momento che ogni fonte ritrovata non è che la versione praticata di quella musica in un momento storico e in una particolare area geografica. In questa chiave di lettura è importante l’attività dell’Orchestra della Taranta perchè riattualizza volta per volta con un gusto suo proprio, contemporaneo la musica, la ricontestualizza pur conservando gli elementi estetici musicali essenziali. La tradizione se non si ricontestualizza muore, - ci dice Durante - se non si tradisce diventa una cosa del passato, diventa archeologia da studiare sui libri o porre nei musei. Della formazione spiccava il violino solista di Giuseppe Astore, la fisarmonica di Roberto Gemma ed i fiati di Nico Berardi, fondamentali nel delineare la linea melodica che si intrecciava su quella ritmica delle percussioni segnate da Roberto Chiga e Alessandro Monteduro sviluppando sonorità a volte dal sapore orientaleggiante e a volte partenopeo.

La carrellata musicale si è snodata attraverso brani, tra gli altri, come la pizzica di San Vito, Kalinitta, Antiduto tarantole, sfondo alle belle coreografie dei due danzatori Laura Boccadamo e Fabrizio Nigro, ormai emblema della Notte della Taranta melpignanese. Pubblico entusiasta e coinvolto.

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