x

19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

News Politica

Dalle periferie al centro, il volto nuovo della città

foto di Rinaldo Melucci
Rinaldo Melucci

L’amministrazione guidata da Rinaldo Melucci ha il grande merito di aver contribuito a costruire un racconto alternativo di Taranto, di averne ribaltato l’immagine liberandola da quella patina grigia che la copriva. Oggi Taranto è città splendente, meta turistica, luogo dove investire in produzioni e tecnologie alternative, set cinematografico, simbolo di un meridione capace di trasformare le difficoltà in opportunità. L’immagine narrata, però, ha bisogno anche di un’immagine concreta che le corrisponda, di un volto nuovo della città che dalle periferie al centro sia la rappresentazione del progresso in atto. Per questo motivo l’amministrazione Melucci ha investito idee e risorse in una serie corposa di progetti e di riqualificazioni urbane che riguarda l’intero tessuto cittadino. Dal quartiere Tamburi a Città Vecchia, da Paolo VI a Salinella, i tarantini si stanno riappropriando dell’orgoglio di vivere in un luogo bello, accogliente e funzionale.

Partiamo proprio da Tamburi, dove la sua amministrazione ha giocato una partita importante considerando la storia del quartiere?
«Tutto cambierà in quel quartiere, grazie al grande “Piano Tamburi” da 64 milioni di euro, previsto all’interno del Cis. Lì abbiamo aperto un capitolo importante della riqualificazione urbana della città, così come l’avevamo immaginata finalizzando le ingenti risorse messe a disposizione dal Governo negli anni, grazie anche alla stretta sinergia con la Regione Puglia».

Cosa accadrà nei prossimi mesi nel quartiere Tamburi?
«Il primo cantiere che riguarda complessivamente strade, piazze, marciapiedi e viabilità è già partito, si tratta di un intervento da 13 milioni di euro. Contestualmente sarà avviato il cantiere per la foresta urbana nord, un investimento da circa 8,8 milioni di euro. Il quadro si completerà con la realizzazione degli impianti sportivi di base, nell’area del vecchio campo di calcio “Atleti Azzurri d’Italia”, e la riqualificazione dell’area mercatale con un impegno da 5 milioni di euro per entrambi, con la realizzazione della foresta urbana sud e l’eliminazione delle “case parcheggio”, l’intervento più corposo pari a circa 27,2 milioni di euro) e con la realizzazione dell’avveniristico lungomare terrazzato sul Mar Piccolo per 10 milioni di euro».

Un approccio organico alla riqualificazione del quartiere che non si era mai visto.
«Per ottenere questo risultato occorre progettare con competenza e avere chiaro l’obiettivo e noi sapevamo di dover restituire al quartiere Tamburi quel che gli era stato sottratto dopo anni di convivenza con la grande industria. Con questi interventi gli spazi verdi aumenteranno dell’80%, gli abitanti del quartiere avranno spazi dove vivere la socialità e praticare lo sport, valorizzeremo uno tra i più suggestivi affacci a mare di Taranto».

Un destino che riguarderà anche Paolo VI. Cosa è previsto in quel quartiere?
«Grazie a un grande lavoro di ascolto, partecipazione e progettazione, per Paolo VI abbiamo ottenuto 15 milioni di euro dal bando PinQua del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Con il progetto “RInaTA Paolo VI” abbiamo previsto la rigenerazione urbana di tutta l’area a sud del quartiere, con la creazione di un grande parco urbano, orti, canali per la mitigazione del rischio idrogeologico, aree verdi attrezzate, campi sportivi, oltre alla riqualificazione di 96 alloggi ERP e al recupero, a fini sociali, culturali ed economici dell’ex mercato coperto abbandonato e dell’ex scuola Ungaretti».

Paolo VI, peraltro, è anche il luogo designato per accogliere la Cittadella della Giustizia.
«Esatto. Con un investimento di circa 70 milioni di euro, il progetto prevede la rifunzionalizzazione e razionalizzazione degli uffici giudiziari già presenti, per fornire un luogo più adeguato alle moderne esigenze del settore e accorpare in un unico “hub” tutte le strutture attualmente dislocate negli altri quartieri cittadini».

Sia Tamburi, sia Paolo VI, sono vicinissimi a due scali ferroviari molto importanti per la mobilità cittadina: Taranto Centrale e Taranto Nasisi. Cosa è previsto per queste infrastrutture?
«Attraverso il Pnrr Rete Ferroviaria Italiana ha progettato la completa riqualificazione della stazione Taranto Centrale, con la creazione di un nuovo fronte che si affaccerà sul parcheggio di scambio “Croce”, dove sarà realizzata anche una fermata delle Brt. Taranto Nasisi, invece, oltre a ospitare un’altra fermata delle Brt, sarà un moderno scalo per l’alta velocità. Il tracciato ferroviario dismesso della linea “Taranto-Nasisi-Arsenale”, inoltre, verrà ripristinato a scopo turistico, con relativo miglioramento della linea urbana. Il progetto, realizzato da Rfi prevede anche la realizzazione di un terminal intermodale ferro-gomma con annessa area di parcheggio».

Anche per tutta l’area prospiciente la stazione Taranto Centrale, Porta Napoli, vi sono prospettive interessanti?
«Abbiamo organizzato un concorso di progettazione per riqualificare quel paesaggio urbano. Gli antichi docks diventeranno hub per nuove imprese, spin off e start up innovative. Un’area, identificata storicamente come area portuale e commerciale, assumerà un valore strategico configurandosi come luogo simbolo di rigenerazione urbana».

Il cuore di questa grande stagione di rigenerazione, però, resta la Città Vecchia.
«Sì, l’Isola è la culla della nostra bellezza, è il luogo dove tutto è iniziato e che oggi aspira a essere porta d’ingresso per il turismo che guarda con interesse alla città. Per questo qui stiamo investendo risorse incredibili, attraverso quel piano che abbiamo battezzato proprio “Isola Madre”, ma anche ricorrendo ad altre misure».

A quanto ammontano queste risorse e di quanti progetti stiamo parlando?
«Abbiamo avviato 24 progetti, per oltre 168 milioni di euro. Dalla ristrutturazione di 12 palazzi al recupero della pavimentazione storica di via Duomo e via Di Mezzo, dalla rete degli ipogei al recupero delle mura aragonesi, dalla realizzazione del waterfront di Mar Grande e Mar Piccolo alla riqualificazione di piazza Fontana e piazza Castello, questi sono solo alcuni esempi dell’enorme lavoro di programmazione e progettazione che abbiamo realizzato per far risplendere la bellezza di Città Vecchia».

Una delle sfide resta quella di ripopolare questo storico quartiere, attirando cittadini e attività. Cosa avete previsto?
«Preliminarmente, abbiamo avviato una fitta cooperazione in ambito sociale con don Emanuele Ferro, perché è proprio dai bisogni che si deve partire per ricreare le condizioni utili a migliorare la qualità della vita di chi già risiede in Città Vecchia e, conseguentemente, di chi vi risiederà. Poi sono venuti progetti come “case a 1 euro”, simbolico per questa prospettiva. Abbiamo venduto a un prezzo simbolico sedici edifici “cielo-terra”, per un totale di circa 70 unità immobiliari posizionate in punti strategici dell’Isola, a condizione che l’acquirente si facesse carico dei lavori di ripristino. Un progetto mai realizzato in città delle dimensioni di Taranto, che ha inoltre l’attenzione e l’interesse della stampa internazionale. Ma per ripopolare il quartiere abbiamo immaginato anche un’altra misura, il “social housing” finanziato in ambito Cis con 20 milioni di euro, che renderà nuovamente fruibile tutta l’area del cosiddetto “salto di quota”».

Con il bando PinQua, lo stesso utilizzato per finanziare la rigenerazione di Paolo VI, avete ottenuto anche risorse per la Città Vecchia. Di cosa si tratta?
«Abbiamo recuperato altri 15 milioni di euro per il progetto “Ri Abitare la Città Vecchia”, destinato a rivitalizzare il comparto di “scaletta Calò”, una porzione dell’Isola oggi inaccessibile, disabitata da più di 40 anni e parzialmente diroccata. Recupereremo alcuni immobili degradati e rifunzionalizzeremo un palazzo storico di proprietà comunale come casa per studenti universitari. Con lo stesso intervento provvederemo alla riqualificazione delle case popolari di via Garibaldi».

Tornando a parlare di periferie, un altro grande investimento riguarderà il quartiere Salinella, area obiettivo per i Giochi del Mediterraneo del 2026.
«Abbiamo previsto la realizzazione di due grandi parchi, il “Parco urbano sportivo dei XX Giochi del Mediterraneo” e il “Parco della Salina Piccola”, che insieme diventeranno l’area a verde attrezzata più grande della città di Taranto. Propedeutiche a questi due interventi saranno le opere di mitigazione del rischio idraulico: compresi i parchi, investiremo complessivamente circa 16 milioni di euro. Ma è solo una parte di quel che accadrà nel quartiere Salinella, perché vi sono altri interventi già in atto, come la realizzazione del nuovo stadio per l’atletica leggera “Giuseppe Valente” o l’avveniristico impianto sotterraneo per la raccolta dei rifiuti, e altri programmati come il nuovo stadio “Erasmo Iacovone”».

La pratica dello sport di base, anche inteso come attività ludica, ha animato un altro progetto chiamato “Quartieri in gioco”. Può descrivercelo?
«Si tratta di nuove aree gioco per bambini e spazi per lo sport. Ne avevamo individuati 13, nei diversi quartieri della città, e in due casi abbiamo fatto in tempo a realizzarli prima che ci fosse lo scioglimento anticipato: via Scoglio del Tonno e via Catanzaro. Avevamo previsto tre tipologie di intervento, in funzione dei luoghi che andavamo a rigenerare: realizzazione di playground multisportivi, installazione di attrezzature ginniche e intrattenimento per bambini, riqualificazione integrata».

Anche Villa Peripato era stata ricompresa tra i progetti di riqualificazione?
«Certo. Per il polmone verde del quartiere Borgo, un’area di quasi cinque ettari a ridosso del Mar Piccolo, era stata prevista una completa riqualificazione che ne avrebbe preservato i caratteri distintivi. Avevamo già appostato risorse per circa 3 milioni, ma anche in questo caso, purtroppo, la fine prematura dell’esperienza amministrativa ha bloccato tutto».

Parlando di volto nuovo della città, non si può evitare di pensare alla vocazione culturale di Taranto, a riferimenti di pregio come Museo Archeologico e Castello Aragonese. L’amministrazione Melucci, dal canto suo, cosa ha messo in campo per integrare questa offerta?
«Abbiamo avuto un approccio eterogeneo, che potesse soddisfare diverse esigenze. Pensiamo al Palazzo degli Uffici, ribattezzato Palazzo Archita: al netto delle questioni di carattere burocratico, abbiamo riavviato il cantiere prevedendo un’armonica distribuzione degli spazi interni, un mix di attività pubbliche e private che lo renderanno un polo di attrazione straordinario per l’intera città. Al suo interno troverà spazio l’omonimo liceo, ma anche la Pinacoteca comunale, e saranno attrezzate delle sale espositive per eventi e mostre temporanee».

Nel frattempo, però, avete già dotato Taranto di nuovi contenitori culturali e qualcuno ne arriverà molto presto.
«Sì, penso alla rinnovata biblioteca Acclavio, al Museo degli Illustri Tarantini realizzato riqualificando l’antica masseria Solito, al teatro comunale Fusco. Ma penso anche a quel che potremo fare a Casa Paisiello, museo dedicato al compositore tarantino e in fase di realizzazione nell’edificio dove nacque, in Città Vecchia, oppure al Bac, il parco delle arti e della musica che vedrà presto la luce nell’area degli ex Baraccamenti Cattolica. Taranto, insomma, grazie a tutti questi interventi potrà rilanciare la sua vocazione culturale e mostrare anche questo lato del suo nuovo volto. Non a caso diciamo “il meglio viene adesso”».

Spazio autogestito

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche