13 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Giugno 2021 alle 08:02:35

Politica

La “guerra” Fitto-Berlusconi. Forza Italia verso lo “strappo” finale

L’ex ministro rilancia: “Stragegia sbagliata, a cominciare dalla Puglia”. Se “purga” ci sarà, è pronta la lista pro-Schittulli con i fedelissimi


La “guerra” in Forza Italia è quasi a un bivio: difficile l’accordo tra l’area Fitto e i berlusconiani, sicchè in Puglia si profilerebbe, con la “purga” dei fittiani nelle liste di Fi, la discesa in campo di una lista dei fittiani, “Oltre”. Tutto dipenderà da Berlusconi, che nel frattempo ha andato in avanscoperta i suoi fedelissimi, tutti pronti a bollare l’ex ministro come “infedele”. In Puglia a svolgere il ruolo di “Sceriffo” è l’onorevole Luigi Vitali, che, papale papale, ha detto: “Io voglio la pace, ma hon sin qui registratop assenze e comportamenti non lineari. E allora sono pronto anche alla guerra”.

Stamane la replica di Fitto, che intanto dialoga con la Meloni (Fratelli d’Italia) e Salvini (Lega Nord). “Io sto osservando una strategia sbagliata che stiamo portando avanti sulle Regionali. Non ho capito quando sarà possibile confrontarsi su questo. Noi dobbiamo cercare di ricostruire una coalizione di centrodestra che sia alternativa a Renzi. Quello che accadrà nelle prossime ore per le Regionali non lo so. Io penso di poter dire che oggi Forza Italia e il centrodestra hanno problemi importanti: mi auguro che ci sia una posizione chiara che superi le polemiche”.

Lo ha detto Raffaele Fitto intervenendo a 'Coffee break' su La7. “Per evitare questo balletto di contrapposizioni, se avessimo svolto le primarie nelle Regioni avremmo avuto un terreno fertile e programmatico e avremmo potuto scegliere candidati con una legittimazione dal basso. Bisogna ricostruire un centrodestra alternativo al governo Renzi”.
“Io – ha aggiunto Fitto – non ambisco a nulla: voglio un centrodestra che sia nettamente percepito dagli elettori come alternativo a questo Governo e chiedo un sistema di selezione della classe dirigente del partito, e per me le primarie sono il metodo migliore, che superi la logica dei nominati dall'alto”.

Tornando alla Puglia, l’altro ieri  l’incontro promosso a Taranto da Vitali. “Sono venuto per la pace, ma sono pronto alla guerra”, ha rimarcato il neocommissario pugliese di Forza Italia durante l'incontro con eletti e dirigenti azzurri di Taranto e provincia. “Presenti – spiega una nota – decine di sindaci, consiglieri, dirigenti e militanti giunti da ogni comune. Ma come spesso accade a fare rumore sono stati soprattutto gli assenti. Fra questi il presidente della Provincia, Martino Tamburrano, il sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti e il deputato Gianfranco Chiarelli”. “A tutti i cosiddetti 'ricostruttorì di Raffaele Fitto – insiste Vitali – che stanno cercando col loro atteggiamento di demolire 20 anni e più di storia”, ricorda che “la pazienza è giunta al suo limite. Si sono scandalizzati e dimessi in massa quando Berlusconi mi ha nominato commissario regionale. Dicono che le decisioni non possono più essere prese dall'alto. E dov'era la loro indignazione quando negli ultimi 15 anni sono stati loro a essere nominati? È lo statuto del partito a prevedere che le principali cariche e candidature siano decise da Roma”. “Quando nel 2000 Berlusconi – insiste – nominò Raffaele Fitto suo delfino e punto di riferimento in Puglia, io mi sono adeguato. E mi sono adeguato quando non sono stato ricandidato al Parlamento. E mi sono adeguato ancora quando Fitto si è candidato alle Europee e tutti, tutti assieme ci siamo impegnati a sostenerlo. D'accordo con Fitto nel merito, ma non può criticare quel sistema di cui lui per primo ha beneficiato”.

“Condivido gran parte delle questioni sollevate da Fitto – conclude Vitali – meritocrazia, democrazia, ricerca del consenso. Io abbraccio queste sue battaglie. Ma non posso condividerle quando cerca di imporle attaccando da un palco Berlusconi, accusandolo di usare un sistema del quale lui stesso ha beneficiato in questi 15 anni. Parlano di democrazia, di partito dal basso, ma abbiamo una sede regionale a Bari sotto sfratto e a Foggia ho dovuto incontrare il sindaco nel suo ufficio. Buona parte dei parlamentari e dei consiglieri pugliesi che oggi chiedono la costruzione di un partito collegiale sono due anni che non versano un centesimo”. “Forza Italia non esiste più da tempo”.

Tra gli assenti al vertice convocato da Vitali, il coordinatore jonico dimissionario di Fi, l’onorevole  Gianfranco Chiarelli, che dopo la convention romana dichiara: “L'incontro a Roma dei "ricostruttori di Forza Italia e del Paese", con  la massiccia ed entusiastica partecipazione di tantissime rappresentanze istituzionali, dirigenti e militanti, segnala la volontà diffusa di recuperare quei valori e quelle idee che, grazie a Berlusconi,  hanno dato vita nel lontano 1994 ad un nuovo corso della politica italiana. Un percorso che ha  offerto al popolo dei moderati italiani la speranza di una società più libera, fondata su un modello alternativo a quello delle tasse e dello Stato padrone proposto dalle sinistre. Un percorso interrotto con la subordinazione di fatto a Renzi e al suo governo degli annunci. Da Fitto solo contenuti programmatici sulle questioni più rilevanti che riguardano imprese e famiglie italiane: meno tasse e più lavoro, sopratutto per i giovani, meno spesa pubblica improduttiva, meno sprechi, maggiore sicurezza e diverso approccio verso la emergenza immigrazione. Nessuna contrapposizione ad alcuno; solo la volontà di riprendere quel percorso interrotto, riaffermando il ruolo guida di Forza Italia nel centro destra italiano.

Altre reazioni. “È rimasto solo Silvio Berlusconi, ancora con una buona dose di autorità carismatica. Ma da solo, senza una rete sul territorio, a quanto può arrivare? Tra il 12 e il 16%. Un po' poco, direi”. Lo afferma al Corriere della Sera, l'ex ministro Claudio Scajola, secondo cui “non è immaginabile che la linea politica dei moderati italiani sia dettata da Maria Rosaria Rossi e Deborah Bergamini”. Su Fitto, Scajola spiega: “È un ottimo dirigente ma certo non può pensare di essere l'erede di Silvio Berlusconi”. E Denis Verdini osserva: “Ha la terribile convinzione che nei partiti la democrazia non serva. Ora sentiamo questo Toti rilasciare, nei panni del consigliere di cartavetrata, brutali interviste contro Fitto. Ma benedetto ragazzo, non lo sai che in una fase come questa, dentro il partito un dirigente deve usare dosi massicce di dolcezza diplomatica? Non puoi rompere, sfasciare”. Infine, Scajola parla di Renato Brunetta: “Il ruolo di capogruppo non può ricoprirlo perché proprio non è in grado”.

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