28 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Settembre 2021 alle 19:58:00

Politica

I pioppi salvano la nostra terra

In zona “Cimino Manganecchia”


L’aria profuma di terra ricca di ferro, rossa e intensa come i colori tutt’intorno, appena sfumati da un autunno caldo che sembra più un’appendice dell’estate che il preludio della stagione fredda.

E’ sulla strada per San Giorgio Jonico, poco oltre la Pineta Cimino, che si trova una porzione di terra che accoglie, con chi la tiene viva, un piccolo prodigio.

In quest’area è al lavoro, dal 2013, un gruppo di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) che hanno fatto di quest’attività una missione: restituire la vita al suolo di questo angolo di Taranto.

Quattro ettari e mezzo di terra che nel 2010 il Centro Educativo Murialdo (Cem), Fondazione Onlus per l’orientamento alla vita e al lavoro, ottiene in concessione dal Demanio, per 19 anni. Peccato che dopo pochissimo tempo, una parte di quella terra, per decenni utilizzata dalla Marina Militare di Taranto, si riveli contaminata, ricca solo di policlorobifenili (PCB) e metalli pesanti, ovvero agenti altamente inquinanti presenti in quantità cinque volte superiori ai limiti di legge.

Le soluzioni prospettate per bonificare il mezzo ettaro di terra avvelenato non lasciavano ampi margini di manovra, e le spese per avviare e portare a termine i lavori apparivano assolutamente insostenibili.

Fino a che non sono arrivati i pioppi. Nel 2013, su impulso dei volontari del Cem, il Cnr, dopo uno studio accurato del terreno, decide di piantumare il mezzo ettaro in questione, con alberi tipici delle regioni umide e temperate. Piante che hanno una bella chioma che si sviluppa in altezza.

Sono i pioppi che stanno salvando quella striscia affacciata sul Mar Piccolo. Talee (frammenti dell’albero appositamente tagliati per rigenerarsi) di pioppi dell’altezza di 20 centimetri, vengono sistemate nel terreno, e curate quotidianamente dai volontari del Centro del Murialdo, come Kader, che viene dal Bangla Desh, ha diciotto anni e lo spirito puro di chi il domani se lo costruisce con le proprie mani.

Le talee diventano, soltanto dopo un anno, fusti che corrono velocemente verso il cielo, mentre intanto, più in basso, combattono per la terra nella quale affondano le radici.
La scelta dei pioppi, ci spiega Valeria Ancona, agronomo e ricercatrice Cnr Irsa (Istituto di Ricerche sulle Acque) è giustificata dal fatto che queste piante possiedono un apparato radicale molto anastomizzato, il che equivale a dire che le loro radici sono capaci di intrecciarsi al punto di creare una vera e propria rete “filtrante”. Le radici dei pioppi cioè favoriscono il ripristino, nel terreno, dell’ecosistema microbico autoctono che neutralizza gli agenti inquinanti.

Nel 2014, ad un anno circa dalla piantumazione dell’area, il Cnr effettua i primi campionamenti sulla terra intorno alle piante e sulle foglie delle stesse.

I risultati sono sorprendenti, al di là delle aspettative dei ricercatori: le quantità di sostanze inquinanti, dopo soli 365 giorni, sono notevolmente  diminuite.  Il 10 novembre scorso sono stati effettuati dei nuovi campionamenti, i cui frutti si conosceranno tra un mese circa. Un’analisi di questo tipo richiede impegno, competenze specifiche ed anche tanta fede. 

“Ci si sporca le mani”, le si affonda nella terra, perché è importante prelevare i campioni alle giuste distanze dagli alberi, da un metro e poi da 25 centimetri. Si scelgono tre pioppi, dei quali viene individuata l’esatta posizione nel mondo, attraverso un Gps differenziale.

Si deve picchettare laddove si intende prelevare; gli strumenti utilizzati, come la trivella manuale, prevedono l’impiego di una buona dose di energia fisica. La trivella deve scendere e raccogliere il campione a due diverse profondità: 20 e 40 centimetri. Occorre fare attenzione a non inquinare i campioni prelevati, l’attrezzo va lavato ed asciugato ad ogni perforazione ed è fondamentale indossare tute e copriscarpe sterili, per non compromettere i risultati delle analisi di laboratorio.

La terra prelevata viene poi raccolta in bustine di plastica trasparente, e così confezionata, raggiunge i laboratori del Cnr di Bari e di Roma. Quindi viene “setacciata” ed omogeneizzata, per essere poi analizzata con strumenti sofisticati.

I pioppi del Cem insegnano che la natura, se favorita, è talmente forte da essere in grado di riparare i danni, anche quelli apparentemente irrimediabili, causati dall’uomo. Un “esperimento” che potrebbe essere replicabile in tutte quelle aree di Taranto sfregiate dall’inquinamento industriale.

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