29 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 29 Ottobre 2020 alle 09:13:06

Politica

Ospedali e Asl in affanno ovunque

E’ necessario che il cittadino sia più informato


La sanità a Taranto e in Puglia cambia, tra provvedimenti del Governo, applicazione di normative comunitarie, e piani di riordino della rete ospedaliera.

Azioni che spesso si traducono in servizi sempre meno al passo con le esigenze dell’utenza. Sul territorio del capoluogo jonico sono attive circa 100 strutture Asl, delle quali circa il 10% svolge attività di carattere amministrativo, il numero totale dei dipendenti è di 4200 unità, anche in questo caso il 10% di questa cifra non è costituito da personale medico ma amministrativo. La provincia di Taranto dispone di tre plessi ospedalieri: il San Marco, a Grottaglie, il Moscati e il SS. Annunziata e di tre ospedali di primo livello, a Manduria, Castellaneta e a Martina Franca. Sei infine sono i punti di Pronto Soccorso.

Quale futuro si sta preparando per i servizi sanitari del capoluogo jonico e della Puglia? Lo abbiamo chiesto al direttore generale dell’Asl di Taranto, Stefano Rossi.

Come si sta traducendo nella pratica, l’applicazione della normativa comunitaria che regolamenta i turni di lavoro di medici e infermieri?
La normativa è entrata in vigore il 27 novembre scorso ed ha imposto a tutte le Asl pugliesi, come alle Asl italiane in generale, uno sforzo di razionalizzazione e di ottimizzazione delle risorse già insufficienti in regioni come la nostra, anche per via del blocco, da anni, del turn over. Il personale va in pensione e non si può sostituirlo, le assunzioni si possono fare solo a fronte di un’espressa deroga che viene dalla Regione, che quest’ultima mutua dal Governo.

Tutte le Asl pugliesi hanno approntato un programma, consegnato in Regione che è, in parte, quello che è stato trasfuso nell’ipotesi del piano di riordino ospedaliero. La sofferenza maggiore si ha nelle strutture che operano 24 ore su 24, perché assorbono più personale.

Per il piano di riordino, che il Governo ci ha chiesto di rivedere ancora, ci sarebbe tempo fino alla fine di febbraio per qualche ulteriore limatura, è in corso un’interlocuzione con Roma, per definirne gli aspetti. Finchè esso non sarà adottato, il Governo non darà ulteriori deroghe per le assunzioni. Quel che è certo è che la rete ospedaliera debba essere ottimizzata. Noi soffriamo moltissimo dal 27 novembre, perché la dotazione organica è insufficiente, avremmo bisogno almeno di altre 2000 persone.

Quindi quale scenario vede profilarsi per la sanità jonica, nell’immediato futuro?
La realtà di Taranto non ha situazioni laceranti come quelle di altre province. Noi abbiamo piuttosto dei presidi ospedalieri ipertrofici rispetto alle esigenze reali della comunità. La rete ospedaliera rimarrà tale: il presidio centrale e tre ospedali di primo livello.

Il Moscati e l’ospedale di Grottaglie, dovranno, insieme al SS. Annunziata caratterizzarsi, e queste strutture dovranno funzionare in sinergia, non potranno avere al loro interno organismi gemelli e dovranno caratterizzarsi, specializzandosi. La vera resistenza è quella che riscontriamo tra gli operatori interni, che sono abituati a vedere la realtà in un certo modo, e faticano a concepire diversamente i luoghi nei quali operano.

Il progetto del San Cataldo ha sollevato molte polemiche, anche in relazione alla precedente idea di ospedale d’eccellenza che il San Raffaele rappresentava. Come risponde a chi, legittimamente, avanza dubbi e perplessità?
L’altro giorno ho incontrato l’associazione “Taranto Città Futura”. Loro sostengono che sia stata infelice la scelta relativa all’ubicazione della struttura. Sarebbe stato preferibile, mi è stato detto, scegliere una zona come il quartiere Paolo VI, per esempio. Io non vedo tutti questi problemi: certo bisogna occuparsi dell’urbanizzazione dell’area individuata, ma è così ogni volta che si va a costruire in una zona “vergine”. Io sono qui da un anno, e la scelta era già stata fatta prima che io arrivassi.

Mi sono permesso di dire a queste persone, i cui argomenti sono assolutamente validi, che bisognava agire prima. Occorreva fare pressing politico e amministrativo prima che fosse approvato il progetto. Dunque tutta la questione si risolve in un problema di tempi: sbagliati.

La prevenzione è fondamentale per abbassare la soglia di pericolosità di molti tumori e non solo. Ma non è facile attuarla con i tempi d’attesa che la nostra sanità impone. Qual è la situazione a Taranto, in merito?
A Taranto si fa molto screening, e ne siamo orgogliosi. Le liste d’attesa nascono da un eccesso di prescrizioni e da prescrizioni inappropriate. Spesso esse non recano il codice di priorità. Ricordo a tutti che se c’è l’urgenza le prestazioni vengono erogate nei tempi previsti. Il codice di priorità si porta dietro la sospetta diagnosi: se il medico di base non formula la cosiddetta sospetta diagnosi non sa cosa sta cercando e non è in grado di barrare il giusto codice di priorità. Si limita a prescrivere un esame e tutto questo finisce per ingolfare le liste del SSN. Le prescrizioni vanno in un mare magnum che determina il fenomeno delle liste d’attesa. C’è da dire però che, in seguito, le persone vengono richiamate, tramite il servizio recall e l’esecuzione delle prestazioni finisce per avvenire nei tempi giusti. Noi stiamo cercando di sensibilizzare gli utenti su quello che riteniamo essere un aspetto civico: il paziente deve pretendere che il medico faccia il medico e non lo “scrivano”.

Il rapporto dell’Agenas ha evidenziato che in Puglia si fanno troppi tagli cesarei. Dove può essere la spiegazione di questa tendenza?
E’ un fatto culturale. Oggi una delle medicine più a rischio è individuabile nella ginecologia. Si partorisce in età sempre più avanzata, e questo determina un rischio maggiore. Oggi le agenzie assicurative si rifiutano di assicurare gli operatori sanitari e questo fa sì che il medico si tuteli diversamente, proponendo per esempio il taglio cesareo anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Ritengo che una delle riforme fondamentali per far ripartire correttamente il servizio sanitario pubblico sia l’introduzione della scriminante dei reati di omicidio colposo e lesione colposa. E’ da pazzi che i medici rispondano penalmente. Il taglio cesareo è frutto della medicina difensiva, l’aspetto risarcitorio rimane salvo, ma la gogna penale è un’altra cosa.

Nelle strutture sanitarie del nostro territorio ci sono esempi di ricerca e formazione?
Le Asl di Lecce, di Brindisi, di Taranto e della provincia di Barletta Andria Trani sono socie dell’Isbem, istituto mesagnese che si occupa di formazione e ricerca. Ma noi siamo una Asl, non possiamo fare ricerca a carattere scientifico, dobbiamo erogare prestazioni sul territorio. La sinergia con l’Isbem è un modo per far sentire la vicinanza del SSN all’istituto, ma se noi ci concentrassimo su questo, ci ritroveremmo a dover fare i conti con un dispendio di energie che non possiamo permetterci.

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