11 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Maggio 2021 alle 15:46:20

Politica

Luigi Romandini: «A Taranto serve competenza»

«L’inesperienza ha già dimostrato quali risultati disastrosi produce»


Dott. Luigi Romandini, lei ha una lunga carriera interna alla pubblica amministrazione ma è alla prima candidatura politica. Cosa l’ha indotta a questo passo?
L’amore per Taranto, che vedo assai malridotta. Ritengo inoltre di avere l’esperienza amministrativa e manageriale necessaria a rendermi immediatamente utile, come il mio curriculum dimostra. La mia è una candidatura essenzialmente tecnica, perché sono stato per alcuni decenni dirigente di un ente con problematiche simili a quelle comunali, ho insegnato organizzazione e gestione di imprese all’Università, ho rivestito il ruolo di amministratore del Conservatorio Giovanni Paisiello e quello di vice presidente di una società consortile comunale, con un capitale di 13 miliardi di lire. Altri candidati avrebbero la necessità di costruirsi un’esperienza, prima di orientarsi nelle dinamiche complesse della Pubblica Amministrazione e poter agire con adeguata efficienza. Ma non credo, purtroppo, che la situazione locale darebbe loro il tempo necessario. Ritengo la mia esperienza maturata in alcuni decenni decisiva ai fini del corretto adempimento del ruolo di Primo Cittadino. Senza voler dare addosso ai Cinque Stelle, si è ben visto a Roma – ma, onestamente, anche altrove – quanto costa l’inesperienza nella gestione di un comune.

Il suo nome è balzato agli onori delle cronache in seguito al celebre caso giudiziario ‘ambiente svenduto’. Sarebbe forse interessante ricordarlo ai lettori…
Si è trattato di una svolta nel rapporto fra l’industria siderurgica, le istituzioni ed il territorio. Io mi sono comportato secondo coscienza e diritto. Ho prorogato/concesso le autorizzazioni che competevano al mio ufficio quando ciò mi era permesso dalle risultanze tecniche pervenute. Quando così più non è stato, mio dovere era negarle. E così ho fatto. Per chiarire il punto, che mi sta naturalmente a cuore, mi permetta un paragone banale: non è detto che chi sa bene l’inglese sappia altrettanto bene il francese: lo stesso docente può esser costretto a promuovere in una materia e bocciare in un’altra. Ma senza tutte le materie a posto l’anno non si passa. Non sono abituato a chiudere un occhio su questioni così importanti. Dovessi essere eletto sindaco, sarebbe lo stesso: È proprio dalla cattiva abitudine italiana di far finta di nulla, anche solo per quieto vivere, che derivano tanti dei mali gravissimi del nostro paese.

I ‘mali gravissimi’ di Taranto a suo giudizio quali sarebbero?
Purtroppo non sono pochi. E si sono incancreniti, per trascuratezza. In primo luogo c’è la carenza endemica di impresa economica privata e quindi del lavoro dipendente che ne discende. La monocultura dell’acciaio – ma anche l’iperstatalismo che ha segnato tutta la nostra recente storia, dall’Arsenale alla Marina – ha nel tempo ostacolato lo sviluppo armonico del territorio, ‘drogandolo’ per decenni col non poco denaro garantito da stipendi e appalti. Ora, al di là della sorte che il mondo della competizione siderurgica riserverà ad Ilva, è naturale che aver mantenuto un cordone ombelicale così forte e senza alternative – a sessanta anni dalla sua costruzione – è stata una scelta sbagliata e miope. Che ci consegna in eredità un enorme numero di disoccupati.

Tutto quello che è possibile fare in un’amministrazione locale per agevolare la nascita di iniziativa economica sul territorio – e intendo davvero tutto, cominciando certamente dalla ‘zona franca’ per cui sin d’ora dico che mi batterei fino in fondo e ovunque – è necessario venga fatto subito. In primo luogo scegliendo nella squadra persone di qualità, competenti e soprattutto capaci di sostenere posizioni coraggiose. Naturalmente, l’ambiente è in cima alle preoccupazioni e va monitorato – probabilmente facendo ricorso a soggetti di altissima professionalità accademica, che riferiscano direttamente al comune. Altri gravissimi disagi pesano poi sui minori, in specie i meno abbienti, che hanno pochissimi luoghi di aggregazione degni di tal nome.

Ulteriore emergenza è rappresentata dal rapido degrado degli edifici. Se qualche anno fa questo discorso poteva riguardare soprattutto Città Vecchia e Tamburi, oggi è di piena attualità anche nel Borgo Umbertino. Che è assolutamente da salvare, a cominciare dal palazzo degli uffici, simbolo gigantesco del disastro.

La questione Ilva: qual è la sua posizione al riguardo?
L’Ilva è il più grande polo siderurgico d’Europa e ormai l’unica acciaieria a ciclo continuo d’Italia. Ma è anche un impianto obsoleto, costruito nei primi anni ’60, nelle immediate vicinanze del quartiere Tamburi. Nel 2012 il Gip di Taranto Todisco dispose un sequestro senza facoltà d’uso di 6 impianti dell’aria a caldo, considerando attiva e notevole la minaccia alla salute ed alla vita. Sappiamo come il Governo sia poi intervenuto con decreti e leggi, ma in questi quasi 5 anni le prescrizioni Aia più importanti – e più costose – non sono state realizzate. La salute non è quindi tutelata e nemmeno il lavoro, come i recenti migliaia di esuberi dimostrano ampiamente.

Non si può continuare in questa maniera. È quindi indispensabile che un buon amministratore si ponga già nella condizione di agevolare una via di uscita. Ciò significa affrontare grandi problemi, inutile nasconderselo. Ma far finta di nulla non fa che ingrandirli. Dovremo essere noi tarantini a fare da molla e da stimolo, battendo i pugni a Roma per opere infrastrutturali per attrarre investitori nei settori, rispettosi dell’ambiente, dei servizi, della ricerca, della green economy, del commercio, del settore edilizia di recupero/restauro di immobili, della cultura e del turismo. E soprattutto per una speciale zona franca, a cui abbiamo diritto, a compensazione dei tanti sacrifici fatti dal territorio per gli interessi superiori nazionali.

Se eletto, lei prenderebbe in mano una città piena di problemi. In cosa crede abbiano sbagliato i suoi predecessori?
Rossana Di Bello si segnalò certamente per grande dinamismo. Non sono affatto certo che il default, chiesto dal commissario sopraggiunto, fosse davvero indispensabile. Certo però è che ci resta un importante conto da pagare, con strascichi ancora attuali. Ippazio Stefano non ha impresso alcuna rotta politica, non ha avuto priorità visibili, ha ruotato continuamente nomi e cariche in un caos incessante. Utilizzando malamente, a mio giudizio, il grande potere che le riforme normative hanno finito per attribuire al primo cittadino. Insomma, ha dato spazio a chi non ne meritava e ne ha spesso tolto a chi aveva dimostrato di meritare, lasciando colpevolmente scivolare la città nel degrado, anche estetico.

Ritiene di avere una coalizione sufficientemente ampia?
Si può – e talvolta si deve – prendere le distanze dal movimento Cinque Stelle, ma una grande lezione di democrazia ‘dal basso’ l’ha impartita a tutti: Oggi è possibile comunicare al popolo quel che si è e che si vuole, anche al di fuori dei grandi partiti nazionali e strutturati… un programma intelligente e razionale, spiegato da chi è capace di farlo – e noi lo siamo– sia con i media classici che coi mezzi della rivoluzione digitale, potrà aver la meglio su grandi ammucchiate elettorali e sulla povertà di contenuti che ci flagella. Mi rifiuto di pensare che tutto si riduca a votare parenti o amici: queste elezioni sono cruciali. Taranto potrebbe non reggere alla somma di un’altra mediocre amministrazione più l’implosione delle strutture produttive e sociali tradizionali.

Non voglio essere catastrofista, ma una sorta di diaspora è iniziata già da qualche anno e potrebbe diventare inarrestabile. Dobbiamo cambiare rotta adesso, domani sarebbe già tardi. E’ importante che il consenso premi chi dimostri di avere idea sul da farsi.

Che criteri ha adottato per la scelta dei candidati?
Ho già accennato a quelle che ritengo debbano essere le doti necessarie: intelligenza, competenza e coraggio. Dell’onestà non parlo nemmeno, è pazzesco sia diventata argomento di discussione politica. I miei candidati sarannno tutti “sindaci”. Non ci sarà l’uomo solo al comando, ma una squadra coesa organizzata per competenze.

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