27 Gennaio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2021 alle 16:40:07

Politica

Spuntano le deleghe fuori giunta

Il sindaco avrebbe offerto incarichi fuori dall'esecutivo ad alcuni partner di maggioranza esclusi dalla giunta. Presidenza del consiglio: altra grana


TARANTO – Nell’attesa che il sindaco Rinaldo Melucci completi la sua giunta, la maggioranza è alle prese con il rebus della presidenza del consiglio comunale.
Lunedì l’assemblea è chiamata a riunirsi per la prima volta e il rischio che si arrivi all’appuntamento con una coalizione già frantumata è altissimo. Le scelte di Melucci sugli assessori hanno seminato un profondo malcontento che può riversarsi sulla votazione per eleggere il nuovo presidente del consiglio comunale.
La situazione è in questi termini: il sindaco vuole alla presidenza Franco Sebastio. È il riconoscimento all’ex procuratore per l’appoggio garantito da quest’ultimo al ballottaggio.
Nel Pd, però, ci sono due candidature delle quali tener conto. La prima è quella di Lucio Lonoce. L’ex vicesindaco vuole che gli venga riconosciuto il peso di essere il consigliere più votato della città con i suoi circa 1800 voti. Poi c’è Gianni Azzaro, capogruppo uscente, la cui candidatura andrebbe a coprire il vuoto di incarichi nell’area renziana del partito.
E poi ci sono gli altri partiti e le altre liste della coalizione: Bene Comune, Per, Centristi, Che sia primavera, La Scelta. Tutti finora rimasti all’asciutto. In totale dieci consiglieri, cioè dieci voti pesantissimi per determinare l’elezione del presidente del consiglio.
In linea di massima si può presumere che gli alleati della coalizione, fino a questo momento tenuti in disparte dal sindaco, potrebbero non avere alcuna voglia di votare il candidato voluto da Melucci, cioé Sebastio.
Discorso analogo per il candidato eventualmente proposto dal Partito Democratico, che – nonostante le ruggini – è largamente rappresentato nella giunta comunale dove ci sono due democratici doc come Sergio Scarcia e Massimiliano Motolese e due tecnici emanazione di Michele Emiliano. A questi è da aggiungere Francesca Viggiano, l’assessore con delega al patrimonio che Melucci ha scelto dalla lista degli eletti del Pd. E la lista degli assessori in quota Pd potrebbe non esaurirsi qui.
L’idea di un Partito Democratico pigliatutto, che possa quindi strappare anche la presidenza del consiglio, appare dunque remota. Proprio le scelte assessorili del sindaco sembrano mettere fuori gioco il Pd nella corsa alla presidenza del consiglio.
Il sindaco sarebbe così fermo sulla candidatura di Sebastio da aver persino minacciato di dimettersi se l’aula non dovesse accogliere questa sua indicazione.
Nel frattempo, forse proprio per tentare una ricucitura con gli alleati, Melucci avrebbe proposto di attribuire alcuni incarichi fuori giunta ai gruppi non rappresentati nella sua squadra di governo. Basterà per convincerli a votare Sebastio?
In queste ore sono previsti diversi incontri – innanzitutto in casa Pd – per tentare di arrivare ad una soluzione. Ad oggi appare difficile che il nuovo presidente del consiglio possa essere eletto nei primi due scrutini, quando serviranno 22 voti, cioè la maggioranza dei due terzi dell’assemblea. Un miraggio, al momento. Poi basterà la maggioranza assoluta. E gli sguardi, con questi chiari di luna, cominciano ad essere rivolti ai gruppi di opposizione. Come con il sindaco Stefàno, prepariamoci a possibili sorprese…

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