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21 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 21 Maggio 2022 alle 00:12:00

Politica

Melucci: ​«Ha vinto la città. Io ho lavorato per riaprire il dialogo»

Il Sindaco tira le somme dei suoi primi sei mesi di governo della città


Il sindaco Rinaldo Melucci traccia un bilancio dei primi sei mesi di amministrazione: dalle nomine “baresi” al blitz di Calenda

La visita a sorpresa del ministro Calenda ha sbloccato una crisi che poteva avere con­seguenze complicate da gestire. Quali considerazioni sente di fare in proposito? Ritiene che sia stata una vittoria politica del sindaco?
La visita estemporanea di Calenda è stata una vittoria per la città. È una dimostrazione di grande conside­razione del governo verso Taranto. Il sindaco è uno strumento che ha lavorato affinché il dialogo fosse ri­aperto. Il ministro ha recepito questa richiesta supportata dall’arcivescovo, dalle associazioni, dal presidente Emiliano e ha compiuto un gesto che, sebbene informale, non ho po­tuto che apprezzare. Quindi vittoria politica della città che mi onoro di rappresentare.

Il ministro ha anche convocato il tavolo. Il percorso adesso è in discesa?
Il percorso era ostruito, bloccato; ora è agibile. Con la convocazione del tavolo possiamo parlare di svolta decisiva nella trattativa perché le nostre richieste vengono tutte accol­te. Il tavolo, quindi, potrebbe essere davvero un pro forma che porterebbe alla naturale decadenza del ricorso al tar anche in tempi brevi.

A proposito del ricorso, cosa si aspetta dal tavolo per Taranto?
Vogliamo un tavolo che dia garanzie concrete innanzitutto sull’imme­diatezza dei lavori, penso ai parchi minerali e alle cockerie.

Il ricorso del Comune si distingue da quello della Regione. È di carat­tere strettamente tecnico, questo vuole dire qualcosa?
Il nostro è un ricorso ben fatto e suffi­cientemente elegante. Lo abbiamo in­centrato sulle questioni tecniche per evitare strumentalizzazioni politiche. In questo ricorso non c’entrano nulla i partiti o i rapporti con il Presidente della Regione.

Ecco, il suo rapporto con Emiliano più volte ha dato adito a critiche sul suo operato.
Il ricorso sull’Aia è un esempio di come siamo due persone diverse. Tra noi c’è sicuramente vicinanza politica, ma io devo fare il sindaco e gli interessi di Taranto. Chi pensa che il sindaco non abbia autorevolezza è fuori strada. Voglio però aggiungere che per un amministratore locale non avere rapporti col presidente della Regione è da sciocchi. Ricordo che tecnicamente siamo ancora in dissesto e quindi la Regione, con i fondi che mette a disposizione, serve ed è utile.

Crede che Taranto sia in grado di fare a meno dell’Ilva?
Taranto diventerà tanto migliore nella misura in cui ridurrà la propria dipendenza dalla grande industria. Nell’immediato non abbiamo i mezzi per farne a meno, ma c’è bisogno di diversificazione. Se nella vicenda Ilva non si dovessero trovare soluzioni so­stenibili, allora il nostro futuro dovrà essere completamente ripensato.

Sono trascorsi ormai sei mesi dalla sua elezione. Un bilancio di questi primi mesi di attività?
Sono soddisfatto, anche se non emozionato. In questi primi 180 giorni abbiamo prodotto oltre 100 provvedimenti di giunta. Il paragone col passato è impietoso. Abbiamo intercettato oltre 30 milioni di fondi strategici e strutturali, contro i 45 dell’agenda 2006-2013.

Quali sono gli atti più importanti di questi primi mesi di ammini­strazione?
Abbiamo avviato l’iter per il nuovo piano regolatore, ci avviamo all’u­scita dal dissesto, gli atti per il piano delle coste e il piano della mobilità, il protocollo sulla legalità. A breve entreremo nella fase finale della pro­gettazione per il Palazzo degli Uffici e del Piano per la Città Vecchia. Stiamo preparando anche la delibera di indirizzo per istituire una riserva marina per i cetacei in Mar Grande.

Qual è il problema più grosso che ha incontrato finora?
La piana organica ridotta all’osso. Però stiamo varando i primi concorsi e già a gennaio le cose dovrebbero migliorare. C’è poi un altro aspetto: la difficoltà di coniugare lo sforzo amministrativo con le spinte delle forze politiche che a volte seguono strade diverse…

A proposito di forze politiche: il suo rapporto col Pd finora è stato piuttosto controverso. Perché?
Il Pd era in grave difficoltà. Cercava­no una figura che desse un segnale di discontinuità e volontà di rige­nerazione. Accettai la candidatura a patto che mi fosse data delega in bianco. Una volta vinte le elezio­ni, sia pure di poco, il sindaco si è mosso sulla base di quella delega in bianco. A quel punto qualcuno ha pensato di ritirargliela. Così si sono ingenerate delle frizioni, complice anche la stagione congressuale, che è stata gestita nel peggiore dei modi. Io però devo rispondere ai cittadini e ora dobbiamo andare oltre queste situazioni. Certo, ci saranno ancora scosse di assestamento almeno fino alle politiche. Ecco, vorrei che l’im­pegno dei consiglieri comunali fosse indirizzato per la città e non avesse come orizzonte le elezioni.

Da imprenditore quale è stata la difficoltà maggiore incontrata nel tuffarsi nella pubblica ammini­strazione?
Lo shock più grande è stato quello di imbattermi nella pletora di norme e procedure. Nonostante tutto stiamo facendo sforzi enormi per elevare le performance e la produttività. Qui non si era neppure abituati a fare una riunione di giunta settimanale, c’era persino difficoltà da parte delle direzioni a produrre un ordine del giorno con gli argomenti da trattare. Ora si sta migliorando.

Tornasse indietro, nominerebbe ancora gli “assessori baresi”?
Decisamente sì. Sono tra quelli che in questi mesi mi hanno dato più soddisfazione per l’impegno e per le competenze che hanno messo a disposizione.

Sono state scelte che però le hanno procurato valanghe di critiche.
Sapevamo che sarebbe stata una con­sigliatura di scelte impopolari.

La nomina dell’avvocato Vernola, ha rinfocolato la polemica…
Era l’unico esperto in materia am­bientale già iscritto nelle liste del Civico Ente.

Altra critica che le viene mossa: lo scarso coinvolgimento della parte più attiva della città. Ci sono stati Ordini professionali che hanno già più volte lamentato questo scarso coinvolgimento.
Miglioreremo. Però anche gli Ordini devono svolgere meglio il loro ruolo, senza confondersi con la politica. Nei 45 giorni di procedura aperta per Open Taranto abbiamo ricevuto soltanto due mail, peraltro anche non ben articolate. Su una cosa voglio essere chiaro: non siamo disponibili ad assecondare rendite di posizione.

(intervista realizzata il 6 dicembre)

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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