24 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 24 Giugno 2021 alle 18:55:18

Politica

Il Ministro Calenda adesso tende la mano ad Emiliano

Dopo le durissime parole dei giorni scorsi si cerca il dialogo


Il ministro dello sviluppo
economico Carlo Calenda ha
scritto al presidente della Puglia
Michele Emiliano, invitandolo al
Mise prima del Tavolo su Taranto
in programma il 20.

Lo ha detto lo
stesso ministro a ‘L’aria che tira’ su
La7. «Adesso gli ho scritto e gli ho
detto: prima del 20, che c’è questo
tavolo Taranto, a cui si può sedere
chi ritira i ricorsi, ho detto a Emiliano
vieni da me, sediamoci nella mia
stanza, ti faccio vedere il lavoro che
abbiamo fatto, su quei punti che voi
avete indicato, e così decidi se venire
il 20», ha detto Calenda, che ha
aggiunto: «Non ha ancora risposto,
speriamo che lo faccia».

È l’ultimo
capitolo dello scontro verbale tra il
ministro ed Emiliano. «Il governo ci
impone l’approdo sbagliato del Tap
e poi vuole ricostruire l’Ilva come
nell’Ottocento. Calenda fa la tipica
disinformatia sovietica. Anziché
parlare della salute dei cittadini e
cercare una tecnologia compatibile
alla produzione dell’acciaio con la
salute stessa, dice che ha paura che
Mittal se ne vada. Non si preoccupa
dei morti, meglio non averlo come
ministro della Repubblica. Si preoccupa
del business e non dei cittadini».
L’affondo, durissimo, del governatore
della Puglia Michele Emiliano contro
il ministro dello Sviluppo economico
è arrivato nei giorni scorsi
dai microfoni di Circo Massimo, su
Radio Capital.
Per il presidente pugliese, Calenda
«media tra la lobby del carbone e
quella del gas, risponde a loro anziché
all’interesse pubblico e poi terrorizza
con il ricatto occupazionale».

Infine Emiliano dice che guarda al
prossimo incontro del 20 dicembre
augurandosi che sia «pacato, fatto
per mediare e non per dare una
mano alle lobby. Calenda non deve
fare questo di mestiere. Noi abbiamo
fatto ricorso al Tar prima di sederci
a trattare perché scadevano i termini
e anche per ottenere quel tavolo ‘c’è
voluta la mano potente di Dio’, come
diceva mia nonna».
Questo mentre il Comitato dei Genitori
Tarantini ed altre associazioni
quali Peacelink, Wwf e Taranto Respira,
attraverso una lettera aperta,
invitano il sindaco Rinaldo Melucci
a non ritirare il ricorso contro il decreto
del presidente del Consiglio dei
ministri del 29 settembre scorso che
riguarda la nuova Aia per l’Ilva e ad
assumere una posizione ancora più
netta.

«Nessuna ipotesi di decarbonizzazione
– scrivono le associazioni
– per tenere in piedi la produzione,
solo chiusura e bonifica (quale minimo
risarcimento per Taranto e per
i suoi morti) delle fonti inquinanti
come unica strada perseguibile, senza
se e senza ma. Avrà, così facendo,
una buona percentuale – aggiungono
rivolgendosi al primo cittadino – del
popolo tarantino al suo fianco, già
convinta di uno sviluppo compatibile
con il territorio». Come sindaco di
Taranto «lei – osservano gli ambientalisti
– ha voluto intraprendere
una strada di assoluta discontinuità
rispetto alle precedenti gestioni del
governo della città. Bene ha fatto,
quindi, a farsi carico delle richieste
dell’intera comunità tarantina, anche
oltre gli stretti confini comunali, in
considerazione del fatto che i picchi
di mortalità e morbilità a causa
dell’inquinamento industriale verranno
raggiunti nei prossimi anni».

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