Politica

​Unire l’Italia che dice no a Lega e Movimento 5 Stelle

Fronte Repubblicano, l’idea di Calenda


L’altra sera sono andato ad ascoltare
Carlo Calenda presso la libreria Ubik
che ha presentato il suo ultimo libro.
Sono rimasto oltremodo impressionato
dalla serietà, competenza, civiltà,
chiarezza di esposizione di questo
signore. Qualità rare in questa repubblichetta
nella quale l’ignoranza
e la incompetenza vanno al governo
e vengono esibite orgogliosamente
con arroganza come un merito.

“Lei
ha studiato ed io no. E con questo? Il
fatto che lei abbia studiato non significa
che lei dica la verità.” Questa è
la logica spocchiosa di chi è ciuccio
ed anche presuntuoso. Ma non è del
libro di Calenda che voglio parlare
ma della sua idea della creazione di
un “Fronte repubblicano” a cui ha
solo accennato ma che mi piacerebbe
avesse approfondito.
Io credo che nel nostro Paese si vada
delineando un nuovo bipolarismo
costituito da un lato da una destra
sempre più caratterizzata da xenofobia
con derive razziste, autoritarismo
strisciante, antieuropeismo, nazionalismo,
liberismo più o meno sfrenato
tutto condito con l’olio del populismo
e della demagogia a buon mercato.
Io credo che questo schieramento
che dà voce non al buon senso ma al
senso comune becero e qualunquista
di gran parte degli italiani, a meno
di incidenti di percorso è destinato
con Matteo Salvini a vincere e ad
arrivare al governo del Paese.

Non
vedo freni a questa deriva populista
autoritaria e di destra poiché Salvini
con la grande abilità del politico
consumato riesce a parlare alla pancia
della gente e riesce a dar voce a
tutte le insicurezze, le frustrazioni,
la rabbia della maggior parte degli
italiani. In questa operazione erano
riusciti benissimo anche i grillini che
cavalcando rabbia e frustrazioni sono
diventati il primo partito in Italia e
sono andati al governo. Né Forza
Italia, l’azionista di minoranza del
centro destra, con il suo 8% sarà in
grado di contenere quella deriva né
tanto meno di bloccarla poiché Berlusconi
con cui si identifica il partito
per ovvi motivi anagrafici non potrà
mai tenere testa a Salvini.
Sull’altro fronte quello dei grillini io
vedo l’approssimarsi di una debacle
catastrofica.

Infatti mentre Salvini
che ha un partito alle spalle e un elettorato
molto fidelizzato sta portando
a casa riforme possibili e realizzabili
poiché a costo zero o quasi (vedi
decreto sicurezza, quota 100 ecc)
Di Maio se non riuscirà a portare a termine (cosa piuttosto probabile) il
reddito di cittadinanza sarà travolto
da un elettorato grillino che lo ha
seguito a certe condizioni cioè che
realizzasse le promesse elettorali.
E siccome Di Maio non sta tenendo
fede a nessuno dei suoi impegni
elettorali (TAV, TAP, Ilva su cui ha
letteralmente tradito i suoi elettori)
io penso che in un breve lasso di
tempo l’elettorato grillino così come
ha portato dal nulla Di Maio sugli
altari analogamente lo scaraventerà
nella polvere.

Ecco perché hanno
ragione coloro che dicono che Salvini
farà di Di Maio un sol boccone
e se lo mangerà come un biscotto
a colazione. Certo i grillini non
spariranno del tutto ma certamente
saranno ridimensionati in maniera
molto severa. I sondaggi certificano
questa severa inversione di tendenza
perché dal 33,8% di marzo i grillini
oggi vengono dati al 27% cioe’ 6
punti in meno in 6 mesi.
A sinistra LEU e l’opzione della sinistra
ottocentesca si è squagliato sul
nascere come neve al sole per cui non
mette conto parlarne e il PD non dà
segni di vita con un congresso che lo
vedrà sempre più diviso e frazionato
e senza una proposta politica che
infiammi gli italiani e faccia tornare
a casa quelli che hanno preferito
sbarcare in terra 5 stelle quando non
leghista. Come è conciato adesso il
PD non rappresenta l’alternativa a
quella destra né una preoccupazione
per i grillini.

E allora se immaginiamo che le cose
prenderanno questa piega e quindi
se immaginiamo che Salvini sarà il
prossimo premier di un governo a
forte deriva fascio leghista e se immaginiamo
che il PD in quanto tale
non sarà in grado di rappresentare
un’alternativa seria e praticabile cosa
possono e debbono fare tutti coloro
che in Italia non vogliono morire leghisti,
credono in un’Europa diversa
dall’attuale ma più forte, che hanno
le radici culturali in un socialismo
riformista, democratico, moderno,
laico, libertario, che non si riconoscono
nei grillini per la loro deriva
populista, autoritaria, antiprogresso,
da decrescita felice e da democrazia
da web? E sul fronte del centro destra
cosa devono fare coloro i quali non
si sentono rappresentati da un centro
destra a trazione leghista e salviniana,
coloro che in qualche modo si
riconoscono in valori liberali, laici,
democratici, europei? Cosa devono
fare coloro che in qualche modo oggi
si sentono rappresentati da Berlusconi
e Forza Italia? E i cattolici democratici
che non hanno avuto fortuna
inseguendo un centro cattolico che
ha raggiunto malgrado i suoi sforzi
solo percentuali da prefisso telefonico?
E cosa farà ciò che rimarrà di
un partito democratico ormai non
più spendibile per aver perso il suo
appuntamento con la storia e destinato
a diventare un partito residuale
se non troverà uno scatto di reni e un
leader credibile che lo guidi?

Come si vede da questo schematico
e necessariamente sintetico ragionamento
c’è uno spazio politico
importante da coprire che nessuna
delle attuali forze in campo è in grado
di coprire. E allora i progressisti,
i democratici, i liberali di destra e di
sinistra, i riformisti, i cattolici democratici
devono costruire lo spazio di
un’area che si riconosca nei valori
della socialdemocrazia riformista
europea e nel liberalismo europeo,
che faccia della civiltà della tolleranza,
della democrazia, della libertà
e del riformismo laico, liberale e
socialdemocratico la propria bandiera.
Penso ad un’area che dia voce a
questi valori, che rappresenti una via
d’uscita all’impasse politico nel quale
è impantanata l’Italia. Penso al LibLab,
penso a padri storici e a nonni
come Gobetti e Rosselli, Salvemini,
Spinelli e Capitini e a parenti europei
più recenti come Craxi, Brandt,
Schröder, Schmidt, Mitterrand, Palme,
Soares, Gonzales, Tony Blair,
Kohl, Corbin.

In Italia onestamente
non vedo sulla piazza leader capaci
di incarnare questa idea. Renzi
avrebbe potuto essere quel leader
ma è stato azzoppato forse proprio
per questo e comunque temo non sia
immediatamente spendibile.
Uno schieramento del genere se
fosse capace di coniugare pancia,
intelligenza e cervello e collegarsi
ai problemi reali e quotidiani del
Paese come hanno saputo fare Lega
e 5 stelle e come non ha saputo fare
la sinistra potrebbe anche ambire ad
avere una vocazione maggioritaria.
La sinistra ha inseguito il PIL ed ha
dimenticato che alla gente comune non
interessa il PIL ma se va al mercato e
trova i prezzi più alti o se non arriva a
fine mese e per questo ha perso.
E allora cosa c’entra Calenda con
questo discorso? C’entra perché anche
di queste cose parla nel libro che
ha presentato l’altra sera nel quale
sembra indicare proprio la prospettiva
che ho cercato di delineare magari
in maniera disordinata in questo mio
ragionamento. In questo contesto mi
avrebbe fatto piacere che i renziani
nella corsa alle primarie per la segreteria
del PD avessero puntato su di lui
anziché su Minniti. Calenda avrebbe
attratto più consensi di quanto ne
attrarrà Minniti.
Plasticamente i due leader sono
venuti a Taranto in due manifestazioni
diverse negli stessi giorni. Ad
ascoltrare Minniti a Palazzo di Città
c’erano una trentina di persone, ad
ascoltare Calenda c’era il salone della
libreria Ubik strapieno.

Per quello
che può valere è un segnale della
diversità dell’appeal politico ed elettorale
dei due. Io alle primarie del PD
voterò Minniti ma se Calenda fosse
stato in lizza avrei votato certamente
e convintamente per lui.

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