Politica

​Italia Mediterranea per la rinascita del Mezzogiorno​

​Il fallimento del M5S, gli errori del Pd, la crisi del sistema, il ruolo di Taranto e di tutto il Sud ​


Si chiama Italia Mediter­ranea ed è il nuovo movimento politico fondato da Claudio Signorile. Il manife­sto, già presentato a Napoli e a Bari, è una prospettiva di rinascita del Mezzogiorno, visto in una ottica europea e, appunto, mediterranea. Il nuovo movimento ha già raccolto le adesioni di numerosi in­tellettuali, politici, personalità del mondo accademico e della cultura.

A Claudio Signorile, già ministro della Repubblica e leader socialista (è stato vicesegretario del Psi), abbiamo rivolto alcune domande.

Perché nasce questo nuovo movimento politico?
È la risposta al regionalismo differenzia­to della Lega e di una parte del Pd ed al reddito di cittadinanza del M5S. Alla se­cessione dei ricchi e all’assistenzialismo per i poveri si risponde con una scelta di sviluppo da parte del Mezzogiorno. In sostanza il Sud si riorganizza uscendo da una posizione marginale e subalterna per proporsi come protagonista del suo avvenire.

Italia Mediterranea avrà sbocchi elettorali?
È un movimento e come tale sollecita la identità elettorale di altri. Può partecipa­re, dare i contenuti, stimolare le alleanze ed è quindi un grande contenitore di di­versità. Si ritorna nella grande tradizione del riformismo meridionalista.

Italia Mediterranea punta a esaltare il ruolo del Mezzogiorno in una dimen­sione europea. Alle ultime elezioni po­litiche l’Italia è sembrata frammentata in due grandi aree: al Nord i consensi sono andati prevalentemente alla Lega, al Sud al M5S. Come fermare questa tendenza ad amplificare la divisione in due del Paese?
Questa tendenza nasce da un errore che stiamo pagando anche sul piano dello sviluppo. In realtà la debole crescita dell’Europa e l’inesistente crescita dell’I­talia è anche la conseguenza di una non corretta lettura di cosa sta avvenendo nel Mediterraneo. La sponda sud del Medi­terraneo e la realtà africana sono il punto di maggiore sviluppo di tutta l’area e il Mezzogiorno è un naturale interlocutore protagonista di questo sviluppo. Se viene vista in questo modo, l’Italia si capovolge e l’Italia Mediterranea può dare tempi, strumenti, opportunità per una crescita che serve all’Italia tutta e all’Europa.

Da una parte l’autonomia delle regioni del nord, dall’altra il reddito di citta­dinanza. Semplificando: la secessione dei ricchi contro il sussidio per i poveri. C’è anche una profonda differenza cul­turale in queste differenti opzioni che hanno sedotto gli elettori. Crede che il Mezzogiorno sia ancora culturalmente legato a forme di assistenzialismo?
Sì, il Sud è legato all’assistenzialismo perché c’è chi gli propone soltanto assistenzialismo. In questo senso il fallimento del M5s come forza politica rappresentante prospettive e interessi del Sud è assolutamente visibile. Possiamo considerarla una grande occasione per­duta? Probabilmente no, perché forse non c’erano né le premesse né la materia per questa opzione. In realtà l’assistenziali­smo è stato dominante sia nella proposta del M5s che nella iniziativa demagogica di Salvini, ma diciamo la verità: anche il Pd meridionale non ha risposto in modo adeguato alla domanda di sviluppo del Sud.

Perché a suo avviso gli italiani hanno premiato il populismo? Perché in Italia hanno perso credibilità e consensi le forze socialdemocratiche e liberali?
In realtà tutte le forze di sistema hanno perso credibilità, non solo quelle liberal­democratiche. È il sistema democratico che si è imballato ad un certo punto. La risposta elettorale (non ancora politica) non è stata però di tipo populista, ma di tipo protestatario ai limiti, in alcuni settori, dell’eversione. Il risultato è la paralisi di tutto. Qualcuno dovrà spiegare a Salvini e a Di Maio cosa è realmente il populismo.

C’è un problema di classe dirigente inadeguata? E questo problema è forse nato nel ’92 quando, dopo il terremoto di tangentopoli, i partiti decapitati non hanno più avuto forza e modo di formare e selezionare il ceto politico?
Sì, c’è nel Mezzogiorno questo problema e lo vediamo dalla incapacità della clas­se dirigente meridionale a rispondere a quella vera e propria aggressione che è stata compiuta nei confronti della società meridionale presentata come realtà di malaffare e luogo di ogni nefandezza. In realtà abbiamo avuto una classe dirigente che si è dispersa nella ricerca di modesti tornaconti, nella difesa degli interessi particolari e di ambiti territoriali ristretti. Ciascuno ha difeso il proprio cortile. In un contesto di crisi economica e morale da un lato e di occasione di crescita non capite dall’altro oggi ci stiamo misurando con una grande opportunità: l’Italia Me­diterranea, la possibilità cioè di legare la rinascita dello sviluppo del Mezzogiorno ad una evoluzione storica di questa parte del mondo. La nuova classe dirigente me­ridionale rinasce misurandosi su questa opportunità.

Taranto: da grande città industriale a esempio di fallimento di un modello di sviluppo che pure per alcuni decenni aveva prodotto notevole benessere economico. Oggi la città è lacerata e ha bisogno di ripensare la propria identità. Cosa serve per la rinascita?
Taranto è l’esempio più credibile e visi­bile di quanto ho detto prima. Taranto è legata allo sviluppo del bacino eurome­diterraneo e la sua partita si giocherà nei prossimi anni se non addirittura nei pros­simi mesi. Il modello di sviluppo esaurito (non direi fallito) non è ripetibile, cioè Taranto non rinasce come città dominata dalla grande industria o solo da essa. Sarà una città industriale, ambientalizzata, ma sarà anche e soprattutto una città di logistica, di servizi maturi, di legami e traffici internazionali. Ne abbiamo già il primo segno con l’arrivo di Yilport. Che è il primo passo di altri che ne seguiranno. Quindi Taranto è l’esempio del ruolo e dell’importanza dell’Italia Mediterranea. Naturalmente diventa determinante, es­senziale, quella classe dirigente capace e giovane che può dare consistenza a questa opportunità.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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