Politica

​I referendum di Italia Mediterranea​

E' la consultazione popolare lo strumento di più immediata e visibile efficacia


La volontà di intervenire concretamente per interrompere il
processo perverso che sta accompagnando la realizzazione
del Federalismo fiscale, in particolare in questa fase di definizione delle autonomie differenziate, ci porta ad indicare nel
referendum lo strumento di più
immediata e visibile efficacia.

Non si tratta di un richiamo, pur
importante, ai valori della iniziativa popolare, ma la convinzione che non bastino appelli, proteste, petizioni, richiami ecc., a
cambiare il corso di una lacerazione dell’unità del Paese e
di una sempre più accentuata
diversità di comunità e territori.
Si deve intervenire nel merito, senza esitazioni e nel tempo breve, avendo individuato il
punto di rottura da ricomporre,
ed il nuovo percorso da costruire.
La accelerazione impressa dalle Regioni del Nord Est nella
attuazione delle autonomie differenziate e nella ripartizione
delle risorse fiscali, ha suscitato reazioni ed una rinnovata
attenzione al grande problema
degli squilibri del Paese, apparentemente irreversibili, anzi in
accentuazione.
Il federalismo che doveva essere strumento di riequilibrio e
di unificazione, ha proceduto
per strade diverse; ha accentuato le divisioni ed aumentato
le distanze.

La secessione dei
ricchi, è stato detto, con più di
qualche ragione. Perché questa involuzione non prevista?
Dove è avvenuta la rottura fra
obiettivi e risultati? Nell’articolo
117 della Costituzione Italiana
al comma 2, nella descrizione
delle materie nelle quali lo Stato ha legislazione esclusiva,
alla lettera m. si dice: “determinazione dei livelli essenziali
delle prestazioni concernenti i
diritti civili e sociali che devono
essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.

Questi poteri dello Stato dovevano essere esercitati subito,
come cardine sul quale impiantare tutto il sistema federativo
nella sua attuazione, dalle ripartizioni fiscali agli obiettivi di
servizio ai fabbisogni standard
ecc. Stabilire con i poteri costituzionali dello Stato centrale
i Livelli essenziali delle prestazioni e della assistenza (LEP
e LEA) significa dare unità ed
uniformità al sistema federativo
dettato dalla Costituzione; impedisce distorsioni e disparità
nel rapporto fra le Regioni e nel
territorio; guidare il risanamento
del Paese .
Non avere attuato tempestivamente la lettera m. del secondo comma dell’art.117, è stato
un atto di miopia politica e di
debolezza istituzionale.

Bisogna determinare le condizioni
perché questo adempimento
costituzionale sia inevitabile
ed avvenga subito, prima che i
processi distorsivi si accentuino in modo irreversibile ed il Paese venga vulnerato nella sua
unità sostanziale. Le prediche
non bastano, occorrono i fatti.
Il percorso che il Movimento
Italia Mediterranea intende avviare è il seguente:
a) Promuovere un referendum
abrogativo del comma 2 art.1
del dlgs n. 216/2010 e del comma 1 art. 2 del dlgs n.216/2010.
Questi commi riguardano la
definizione dei fabbisogni standard e degli obiettivi di servizio.
Lo scopo di questa abrogazione è determinare le condizioni
necessarie ed urgenti per la definizione della LEP e della LEA
come atto legislativo preliminare agli altri, secondo le costanti
indicazioni (mai rese esecutive)
della normativa di supporto.

Governo e Parlamento possono utilizzare i poteri di urgenza
che sono nelle loro disponibilità
anticipando la verifica referendaria.
b) Avviare la costituzione di un comitato nazionale per la raccolta delle firme necessarie e
di un gruppo di lavoro per la
formulazione dei quesiti referendari.
c) Avviare la costituzione dei
comitati regionali per ciascuna
delle Regioni dell’Italia Mediterranea per la definizione dei
referendum regionali sulla attuazione federativa dei poteri di legislazione concorrente
sancito dal comma 3 dell’art.
117 della Costituzione, e per
le conseguenti leggi di iniziativa popolare secondo le norme
statutarie di ciascuna Regione.
La scelta di un percorso condiviso e fortemente legato alla
iniziativa dal basso, è resa necesssaria dalla importanza degli obiettivi prefissi e dalla difficoltà della loro realizzazione.
Passare da un diffuso insieme
di tessere di un mosaico incerto
e diviso , come è oggi il Mezzogiorno, ad un sistema che vuole
diventare omogeneo ad un progetto di sviluppo euromediterraneo, e una grande sfida che
merita l’impegno di più generazioni.

Ma va avviato subito utilizzando le grandi opportunità che si
stanno presentando anche per
i diversi e nuovi equilibri e nel
Mediterraneo allargato, dalle
sponde africane ed asiatiche a
quelle slave.
I poteri e le materie di legislazione concorrente non debbono essere affrontate come
mediocre municipalismo o difesa d’interessi particolari; ma
come un sistema integrato che
moltiplica la forza di intervento
e la capacità di protagonismo
dell’itali mediterranea, come
insieme federato di regioni nello Stato italiano e nella Unione
Europea.
Sono obiettivi alti che giustificano la mobilitazione delle volontà e delle intelligenze che il
Movimento Italia Mediterranea
sollecita con la sua azione.

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