La polemica

​Minniti: «Emiliano? Non rispondo...»​

L’ex ministro dell’Interno sulle strategie congressuali del Pd

Politica
Taranto mercoledì 28 novembre 2018
di La Redazione
Da sinistra, Marco Minniti, Giampiero Mancarelli e Annarita Di Giorgio
Da sinistra, Marco Minniti, Giampiero Mancarelli e Annarita Di Giorgio © Tbs

«Alle indiscrezioni giornalistiche permettetemi di non rispondere...». Così Marco Minniti, candidato alla segreteria del Pd, glissa sulle voci che cominciano a circolare rispetto ad un eventuale appoggio alla sua candidatura dell’area che fa capo a Michele Emiliano. L’occasione per affrontare il tema del Pd e della affollata corsa alla segreteria, è stata la presentazione del suo libro “Sicurezza è libertà - terrorismo e immigrazione: contro la fabbrica della paura” (Rizzoli).

L’incontro si è svolto lunedì 26 novembre a Palazzo di Città. Sono intervenuti il segretario provinciale del Pd, Giampiero Mancarelli, Annarita Di Giorgio (Comitato Minniti) e il sindaco Rinaldo Melucci. Ad intervistare l’ex ministro dell’interno è stato il direttore di TarantoBuonasera, Enzo Ferrari. Il sindaco Melucci ha sottolineato come Marco Minniti sia testimone «dei nostri valori, quelli di una società aperta, fondata sulla libertà e sulle relazioni». Nel suo libro Minniti respinge l’idea che sicurezza e libertà siano due concetti in contrapposizione. La sicurezza, anzi, è garanzia di libertà.

«Purtroppo - ha detto Minniti - tra sinistra e ceti più deboli c’è stata una rottura sentimentale. Uno degli errori della sinistra è stato quello di aver lasciato il tema della sicurezza alla destra. Invece sono proprio le fasce di popolazione più fragili che hanno bisogno di sicurezza, perché il ricco la sicurezza se la costruisce da sè andando ad abitare in luoghi più sicuri e dove la qualità della vita è più elevata. Ma chi pensa a chi non ha queste possbilità? Se non lo fa la sinistra, chi deve farlo?». Analogo ragionamento per la gestione dei migranti. Minniti parla di «umanità» e di «sicurezza», concetti anche in questo caso non opposti ma che possono trovare un punto di equilibrio nelle politiche di integrazione. Una visione illuminista e riformista opposta a quella dei «nazionalpopulismi» che per ottenere consenso hanno un unico strumento: «incatenare i cittadini alle proprie paure».

«È sulla paura che si fonda il loro consenso e su questa paura è fondata la loro sfida all’Europa». Per vincere questa visione Minniti sollecita una aggregazione delle forze europeiste. In Italia, Minniti auspica l’organizzazione di un «campo il più vasto possibile», tra sinistra e forze liberaldemocratiche, come argine e superamento dei nazionalpopulismi. Uno dei temi sensibili su cui si giocherà la corsa alla segreteria.

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