14 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Giugno 2021 alle 08:14:58

Provincia

Mulino Scoppetta, tesoro che cade a pezzi


PULSANO – Anche quest’anno il Mulino Scoppetta (nella foto) torna al centro delle polemiche. In occasione del premio per l’archeologia industriale che, giunto alla quinta edizione, attirerà anche quest’anno docenti e studiosi provenienti da ogni parte d’Italia, Saviano Nazzareno dell’associazione “La ‘Ngegna” punta l’indice sull’amministrazione comunale che non interviene ancora per recuperare e mettere in sicurezza un bene che lo stesso Comune, nelle pagine del sito istituzionale, definisce “un esempio interessantissimo di archeologia industriale”.

L’immobile, risalente alla fine del XIX secolo è di proprietà privata e già nel 1993 un gruppo di cittadini si ribellò alla sua demolizione. Fu inviata una lettera all’allora ministro ai Beni Culturali che ne impose il sigillo definendolo un bene di archeologia industriale. Si tratta di un antico stabilimento per la macinazione del grano tra i più importanti e l’unico ancora esistente nel Mezzogiorno d’Italia.

Un monumento di valore inestimabile che resta lì, abbandonato. Solo in parte è visitabile. Conserva ancora gli antichi macchinari. Ma rischia di cadere a pezzi. Anche l’architetto del Cnr, Antonio Monte ha espresso preoccupazione per le condizioni in cui si trova la struttura.

Il premio che verrà consegnato domani nella cantina sociale è nato proprio per mantenere viva l’attenzione su Mulino Scoppetta. Ma la struttura, anche quest’anno, è accessibile solo in minima parte. “Nel nostro paese – scrive su facebook Saviano Nazzareno – abbiamo un bene culturale meta da diversi anni di un prestigioso master post-laurea, un patrimonio che per la sua unicità storica caratterizza Pulsano a livello internazionale. Da dieci anni l’associazione La ‘Ngegna si batte affinché il Mulino Scoppetta venga recuperato e trasformato in un polo museale di indubbia attrattiva. Il primo passo dovrebbe essere l’acquisizione da parte del Comune, ma ancora l’amministrazione si mostra sorda e poco lungimirante. Auguriamoci che, per questa insensibilità, non si perda il patrimonio storico-culturale rappresentato dal Mulino così come sta accadendo per Torre Castelluccia e i resti della villa romana di Lido Silvana”.

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