Provincia

Concessioni edilizie a Lizzano, oneri più cari. “E’ ingiusto”

Per il consigliere Ilaria Saracino “la retroattività imposta dal Consiglio rappresenta un altro duro colpo al settore dell’edilizia. Va revocata”


LIZZANO – La delibera del consiglio comunale del 24 gennaio scorso, votata dalla passata amministrazione con il sostegno dell’opposizione, va revocata “perchè illegiittima ed ingiusta”.

A chiederlo è la consigliera Ilaria Saracino del guppo Sinistra Unita che ritiene la scelta imposta dalla passata amministrazione penalizzante per il settore edilizio.


La delibera riguarda la richiesta di integrazione dei costi di urbanizzazione per le concessioni edilizie concesse tra il 2007 e dil 2013.
“Una richiesta -osserva la consigliere – che fa lievitare i costi a più del doppio di quanto pagato, regolarmente, in precedenza. La Sinistra Unita ritiene la deliberazione, nella parte che riguarda la rettroattività – ingiusta perchè rappresenta l’ennesima vessazione per i lizzanesi e un altro duro colpo al settore dell’edilizia privata, già in profonda crisi a causa delal situazione economia attuale. Quindi come gruppo consiliare chiedo all’attuale amministarzine di revocare immediatamente la delibra del consiglio comuanle, nel caso contrario annuncio già una battaglia bofica, con ogni mezzo, affinchè venta eliminata”.

Del caso si era intaressato anche il Pd che, per voce del capogruppo Antonio Lecce, aveva sollevato le difficoltà economiche per le famiglie ed i titolari delle concessioni edilizie di affrontare questa ulteriore spese, in alcuni casi anche rilevante.

“Fa piacere -chiosa Ilaria Saracino – che anche il Pd abbia già espresso proprie critiche e contrarietà. Sono rimasta a dir poco allibita quando appresi dell’intervento del consigliere di opposizione di Sel, Musciacchio, in quel consiglio comunale del 24 gennaio. In quell’occasione affermò che il suo gruppo consiliare e i consiglieri del Pd avrebbero votato favorevolmente. Il Pd ha oggi, quindi, cambiato la sua posizione politica. Megli tardi che mai”.

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