25 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 25 Ottobre 2020 alle 16:22:59

Provincia

“No ad un sindaco part-time”


MANDURIA – Si attende il commissario prefettizio a Palazzo di Città. Dopo l’annuncio delle dimissioni, ieri mattina, del sindaco Paolo Tommasino nel pomeriggio 16 consiglieri hanno firmato per lo scioglimento del consiglio comunale. Ad apporre le firme davanti al notaio 12 consiglieri di minoranza (Amleto Della Rocca, Angelo Capogrosso, Gianni Vico, Michele Minonne, Emiliano Pacifico, Maria Grazia Cascarano e Francesco Massaro del Pd; Mimmo Laruccia e Francesco Buccoliero dell’Udc; Gregorio Perrucci e Cecilia De Bartholomaeis dei Verdi; Mimmo Filomeno di Sel) e 4 dissidenti della maggioranza (Nicola Moscogiuri di Fli; Leonardo Moccia e Giorgio Duggento del Pdl e Piero Attanasio della lista Girardi).

“Non volevamo un sindaco part-time” commenta stamattina Emiliano Pacifico che considera le dimissioni mattutine del sindaco una “mossa” per anticipare quello che sarebbe comunque successo. “Aveva saputo che c’era l’intenzione di mandarlo a casa – aggiunge – e quindi ha pensato di rassegnare le dimissioni, rilasciando tra le tante dichiarazioni di essersi tolto un peso. E’ la città di Manduria, invece, che si è tolta un peso. Noi del Pd abbiamo voluto mandare a casa il sindaco per ridare alla città serenità e normalità. Perchè non è normale avere un sindaco che sia presente solo nel fine settimana”. Tommasino è medico ed esercita la sua professione in Lombardia e quindi era notoriamente impegnato fuori città. “Non è lui ad essersi dimesso – ci tiene a sottolineare l’esponente del Pd – ma siamo stati noi a mandarlo a casa. Finalmente Manduria è stata liberata da un’amministrazione che per due anni ha tenuto bloccato lo sviluppo della città”. Si torna dunque al voto ad esattamente due anni dalle consultazioni elettorali che il 28 e 29 marzo 2010 portarono alla vittoria la coalizione di centrodestra con Tommasino sindaco. E’ l’ennesimo mandato stoppato anticipatamente. Manduria sembra avere questo strano destino. Per quattro volte consecutive le amministrazioni comunali, di destra come di sinistra, non sono riuscire a concludere il mandato. Ora toccherà al commissario traghettare il Comune fino alla primavera del 2013 quando si tornerà a votare. I partiti sono già in fermento ma Emiliano esclude ogni accordo con quella fetta di centrodestra che ieri ha firmato insieme a lui per lo scioglimento del consiglio. “Non abbiamo sottoscritto accordi con nessuno” puntualizza. Ma il voto è lontano e c’è ancora tempo per riflettere.

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