Provincia

Sfruttamento del suolo a Lizzano. “Finalmente uno stop”

Autorizzazione negata per la cava. Soddisfatta Attivalizzano


LIZZANO – “Tenuto conto che finora tutte le attività estrattive, nelle località prima Mennole e poi Palombara, hanno avuto come naturale decorso il successivo accoglimento di rifiuti da ogni parte d’Italia, accogliamo questo diniego come l’interruzione di una pratica durata decenni e che ha portato a uno sfruttamento indiscriminato del territorio interessato”.

E’ quanto dicono dall’associazione Attivalizzano in riferimento al procedimento autorizzativo per una nuova cava. “E’ di qualche settimana fa la notizia secondo la quale è stata negata l’autorizzazione alla coltivazione di una nuova cava per l’estrazione di tufi in località Palombara, alla ditta Giuseppe Vergine. Dall’articolo che riporta fedelmente le motivazioni con le quali il Comune di Taranto rifiuta l’autorizzazione, apprendiamo che questa autorizzazione era stata richiesta già nel dicembre 2012 per regolarizzare scavi già effettuati in maniera abusiva. In aggiunta si legge che gli elaborati progettuali forniti dalla ditta Vergine, non corrispondono alla stato effettivo dei luoghi. Infatti, non si evidenzia l’esistenza di una vasca, denominata vasca C, non ancora oggetto di conferimenti (di rifiuti), con la quale la cava, per la quale si intende ottenere l’autorizzazione, sarebbe in diretta comunicazione. Nel dicembre 2014 la ditta Vergine chiede una proroga (prima rifiutata, poi accolta) per poter produrre un’integrazione della documentazione. A questo punto però arriva il verbale di accertamento dell’Ufficio Attività Estrattive nel quale si rilevavano infrazioni che la ditta affermava di conoscere e di voler sanare, anche con il ricolmamento dell’area”.

“Nonostante ciò la Conferenza dei servizi, valuta il nuovo incartamento, ma non può fare a meno di confermare il giudizio negativo sulla compatibilità ambientale della nuova cava e di produrre entro 30 giorni (si era al 31 gennaio) il piano di ripristino dello stato dei luoghi e di tutti gli interventi svolti senza le opportune autorizzazioni.
Tenuto conto che finora tutte le attività estrattive, nelle località prima Mennole e poi Palombara, hanno avuto come naturale decorso il successivo accoglimento di rifiuti da ogni parte d’Italia, accogliamo questo diniego come l’interruzione di una pratica durata decenni e che ha portato a uno sfruttamento indiscriminato del territorio interessato.
Questo provvedimento, giunto a poco più di un anno dal sequestro della discarica della Vergine SpA, è da considerarsi anche conseguenza dell’attività dei cittadini che ormai consapevoli dei loro diritti e decisi a difendere la loro terra, non lasceranno sole le istituzioni nella lotta alla illegalità”.

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