Provincia

I tecnici visitano l’impianto di Massafra


MASSAFRA – Una visita di routine, ma sulla quale sono puntati gli occhi. Stamattina i tecnici dell’Arpa, dell’Asl e della Provincia hanno visitato la centrale termoelettrica di contrada Console. Il termovalorizzatore dell’Appia Energy è al momento sotto i riflettori a seguito della richiesta di potenziamento dell’impianto da 12 a 25mw.

Già due le conferenze di servizi che hanno esaminato il progetto della società che brucia Cdr, ovvero combustibile da rifiuto, per produrre energia elettrica. Bocche cucite dopo il sopralluogo di oggi, anche se le prime impressioni fanno sperare la società che attende il rilascio dell’Aia da parte della Provincia. Ma servono tutti i pareri ed intanto è in fase di preparazione uno studio di impatto sanitario che l’Appia Energy ha affidato all’Università di Milano. Entro fine mese si dovrebbe tornare in Provincia per il verdetto finale. Intanto anche Confindustria prende posizione. “Il cosiddetto decreto crescita, all’esame del Consiglio dei Ministri – si legge in una nota – prevede lo sblocco delle decisioni sulle infrastrutture energetiche ferme per inerzie regionali. La finalità della norma è quella di smuovere investimenti privati nel settore energetico. Sul fronte regionale si deve registrare la richiesta avanzata da 6 consiglieri di una moratoria sul rilascio di autorizzazioni a nuovi impianti ed ampliamenti di inceneritori e termovalorizzatori. Richiesta che, a fronte di una esigenza di risanamento dell’area di Taranto, non è però supportata da specificità ed osservazioni tecniche ma, così come formulata, sembra voler perseguire in forma populistica il solo obiettivo di differire la realizzazione di impianti energetici nella provincia jonica. Una situazione incredibile e paradossale. Da un lato lo Stato che cerca di dare concreta attuazione al pacchetto- sviluppo, dall’altro un’allarmante proposta di moratoria che dimentica improvvisamente investimenti già pronti”. “Sintomatico – prosegue la nota – è il caso di Massafra. Sotto un profilo meramente tecnico i risultati ed i controlli effettuati dall’Arpa sull’impianto esistente – dal 2004 – non lasciano dubbi: le emissioni nocive, merito di una tecnologia elevata, matura e consolidata, sono bassissime, senza rischi per la salute e per l’ambiente, ben al di sotto dei severi limiti fissati per legge. Rimane, invece, preoccupante e fondamentalista il “no a priori”, senza argomentazioni reali e scientificamente provate, a tutto ciò che viene visto come pericoloso per l’ambiente. Le iniziative industriali, pertanto, vengono demonizzate in ogni caso e comunque e, se non ci sono le ragioni tecniche e scientifiche per confutarle (come sta emergendo dalla Conferenza dei Servizi in atto e dalle ulteriori rilevazioni effettuate dall’Arpa), ecco allora la richiesta di una moratoria che, per come formulata, appare strumentale, dilatoria, pretestuosa e impraticabile”.

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