23 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Giugno 2021 alle 20:01:57

Provincia di Taranto

Castellaneta, pazienti oncologici indignati

L’associazione “Echéo” critica il “decreto appropriatezza”


CASTELLANETA – L’Associazione dei pazienti oncologici dell’ospedale di Castellaneta “Echèo Onlus” esprime tutta la sua indignazione su quelli che sono gli sviluppi del cosiddetto “decreto appropriatezza” emanato dal Ministero della Salute ed entrato in vigore da pochi giorni e che riguarda le condizioni di derogabilità delle 208 prestazioni specialistiche a carico del servizio sanitario nazionale.

“Ancora una volta il legislatore nazionale ha voluto perseguire un criterio di appropria-tezza solo rivolto a garantire un equilibrio economico, contabile e amministrativo- dice il presidente dell’associazione, Pasquale Rizzi- si è voluto, con un decreto, standardizzare il paniere delle prestazioni a carico del SSN non tenendo conto dell’unicità della persona, nonostante questo sia l’unico aspetto costituzionalmente riconosciuto e preordinato rispetto a qualsiasi altra norma statale o regionale in tema di salute. La stessa Corte Costituzionale, nelle sentenze n° 282 del 2002, n° 338 del 2003, poi richiamate nella più recente sentenza n° 151 del 2009, ha più volte ribadito che non è consentita nessuna limitazione all’autonomia decisionale del medico, alle prerogative decisionali del singolo caso clinico ed alla specificità del rapporto medico-paziente.

E’ da giorni che ci arrivano segnalazioni da parte di molti pazienti oncologici i quali, rivolgendosi ai propri medici di famiglia, si sono visti “rifiutati” nell’ottenere una specifica prescrizione attinente alla profilassi indicata nel loro percorso di follow up, ovvero invitati a rivolgersi ai medici specialistici, privati o pubblici, per ricevere le prescrizioni richieste- prosegue Rizzi- è evidente che tutto ha origine da una precisa norma di legge, esattamente l’art. 9 quater, comma 5, della legge 6 agosto 2015, n° 125, la dove si “ammonisce” il medico prescrittore ad usare un comportamento conforme alle indicazioni impartite dal decreto sull’appropriatezza, altrimenti è passibile di una decurtazione del trattamento economico accessorio.

Questa norma ha fatto si che, in mancanza di una chiara circolare esplicativa, di una prassi che ancora non si è consolidata, il medico preferisce “appendere la penna al chiodo”, ovvero nel dubbio meglio non prescrivere, scaricando, se possibile, su qualcun altro la responsabilità, in barba al dettato costituzionale.

Il problema quindi è la prescrizione medica sulla ricetta “rossa” quella che va a carico del SSN, mentre lo stesso non si pone se la prescrizione viene fatta su una ricetta “bianca” dove non è possibile incorrere a decurtazioni stipendiali, con la conseguenza che il paziente è costretto a rivolgersi a strutture o specialisti pagando le relative prestazioni nonostante avessero i codici di esenzione.

Viene da chiedersi, senza sollevare inutili battaglie ideologiche, se non fosse tutta qui la “ratio” della norma che contestiamo; se, in fondo, non si vuole implementare il ricorso al “privato” con notevole dispendio di risorse economiche da parte dei malati oncologici, in particolare, pazienti che per loro natura e status vivono una condizione di vita sempre legata a continui controlli anche al di fuori di quella che può essere definita la profilassi di routine, in quanto sono sempre possibili peggioramenti sulle condizioni generali di salute, il ricorso a visite a “pagamento” diventerà l’unica via d’uscita, perché gli permetterà una tempestiva diagnosi, un notevole abbassamento del costo sociale, un non dover peregrinare da un medico all’altro.

Ci teniamo, noi dell’associazione dei pazienti oncologici, a denunciare a gran voce questo “modello” di sanità che, anche se nato dal giusto presupposto di eliminare gli abusi prescrittivi del passato, si è posto come alibi per incentivare il ricorso a forme alternative. Noi continueremo a monitorare e invitare tutti i pazienti oncolo-gici -conclude- a denunciare presso le autorità giudiziarie quanti, pur di fronte a precise argomentazioni sulla necessità della prescrizione immediata (malattia cronica, peggioramento dello stato di salute, pericolo di vita), si dovessero rifiutare di svolgere il proprio dovere in scienza e coscienza, senza se e senza ma”.

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