03 Dicembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 02 Dicembre 2020 alle 19:14:04

Provincia

L’uva da tavola è regina d’Europa

Viaggio tra i produttori di Castellaneta e Grottaglie


TARANTO -”La nostra uva da tavola può ancora essere la regina d’Italia e d’Europa a patto, però, di riuscire a fare le mosse giuste: innovare le varietà, aggregare l’offerta e fare più promozione”. Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Taranto, annuncia così l’inizio della stagione dell’uva da tavola, che va da fine giugno a dicembre e rappresenta uno snodo fondamentale per l’intera agricoltura del Tarantino. ´E’ un settore cruciale per la Terra ionica – spiega Lazzàro – perché coinvolge 3mila imprese agricole, il 27 per cento del totale e oltre 5300 addetti. Quella del 2016 sarà una lunga campagna in cui la provincia di Taranto, con le sue circa 240mila tonnellate raccolte (dato Ismea 2014), proverà a confermare la sua leadership in Puglia e a livello nazionaleª.
L’Italia, infatti, produce poco più di un milione di tonnellate di uva, di cui il 60 per cento è made in Puglia, e oscilla tra il terzo e quarto posto nel ranking mondiale, dietro Cina, Turchia e in lotta con l’emergente Iran. “Fino ad una ventina d’anni fa – sottolinea Lazzàro – dalle nostre parti bastava produrre uva per vendere senza difficoltà a buoni prezzi e conquistare fette consistenti di mercato: a partire dall’uva Italia che, con un nome così, ha il brand incorporato. Ora, invece, bisogna misurarsi con la concorrenza dei produttori di oltre 40 Paesi esteri, molti dei quali si trovano nel Bacino del Mediterraneo e spesso sono avvantaggiati da costi di produzione più bassi, da una burocrazia meno asfissiante e, talvolta, anche da una migliore organizzazione. Per queste considerazioni, il nostro settore deve non solo tenere le posizioni, ma raccogliere la sfida della concorrenza e della competitività puntando sulla riconosciuta qualità del nostro prodotto e valorizzandola su nuovi mercati. In questo senso, l’embargo russo ha penalizzato notevolmente l’uva pugliese, il cui export in quel Paese è crollato del 90 per cento, ma deve stimolarci a guardare oltre, a cercare nuovi sbocchi e consolidare quelli conquistati proprio nell’Europa dell’Est. Così come la Brexit, con l’uscita dall’Ue e la svalutazione della sterlina, potrebbe rappresentare un problema per le nostre esportazioni in Gran Bretagna, un mercato in cui siamo molto attivi”.

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