Provincia

Depuratore, le ruspe entrano con la scorta

Altre polemiche in vista


MANDURIA – Scortate dai mezzi delle forze dell’ordine, le ruspe dell’impresa che dovrà realizzare i lavori del depuratore nella marina di Manduria sono entrate all’alba nel cantiere. Contro il progetto protestano da tempo i cittadini che hanno più volte tenuto dei presidi impedendo l’accesso ai camion per dire no alla localizzazione dell’impianto a ridosso della riserva naturale. Con i cittadini si è schierata sin dal primo momento Romina Power, che da anni ha scelto quei luoghi come mete delle sue vacanze, sindaci e amministratori locali. I vari Comitati che si oppongono al depuratore sono stati colti alla sprovvista perchè attendevano la nuova data dell’incontro a Bari, tra i sindaci dei comuni interessati e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.
L’Acquedotto pugliese, a quanto si è appreso, ha dato invece disposizione all’impresa vincitrice dell’appalto di insediarsi nel cantiere per iniziare i lavori. Sul posto ci sono Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Da registrare sul caso una nota del consigliere regionale di Alternativa Popolare, Luigi Morgante.
“Il massiccio spiegamento di forze dell’ordine per garantire questa mattina l’inizio dei lavori per la costruzione del depuratore consortile di Sava – Manduria – Marine di Manduria rappresenta una sconfitta e un controsenso al tempo stesso. Perché dieci anni fa i cittadini, le associazioni, i vari comitati spontanei e le istituzioni locali a ogni livello (compreso il sottoscritto) protestavano contro la realizzazione di un impianto che prevedeva la condotta sottomarina e lo scarico a mare finale, e contro un governo regionale indifferente e chiuso a qualunque dialogo e confronto. Va quindi dato atto al Presidente Emiliano di avere non solo avviato un nuovo corso, all’insegna dell’ascolto e dell’attenzione alle istanze delle comunità interessate; ma anche e soprattutto di averle recepite al punto da stravolgere e cestinare quel progetto, per puntare – d’intesa con i tecnici regionali e l’Acquedotto Pugliese – su uno nuovo, innovativo e necessario. Non si può quindi imputare all’attuale esecutivo regionale lo stallo successivo intorno all’ubicazione del depuratore, scelta che era stata rimessa agli enti locali senza alcuna volontà di imposizione e prevaricazione, così come è emerso dall’accordo sottoscritto nello scorso aprile a Bari nel quale, venendo incontro alle proteste della comunità di Avetrana, venivano addirittura indicate più opzioni, sempre senza condotta sottomarina e scarico a mare. Accordo poi disatteso dall’amministrazione comunale di Manduria, che nei mesi successivi non è riuscita a trovare una maggioranza sulla scelta finale del sito. In questo perdurante stallo, quindi, il permanere dello stato di infrazione comunitaria può portare a un commissariamento che sarebbe deleterio e sarebbe l’anticamera della realizzazione comunque del depuratore ma nella sua prima, originaria stesura progettuale: ipotesi assolutamente da scongiurare. Ancora, si continua a scaricare direttamente in falda, nella perdurante mancanza di una rete fognaria. E permane la sempre più preoccupante carenza idrica nonostante la possibile – e necessaria – realizzazione di un impianto che, attraverso la realizzazione dei buffer ecologici, garantirebbe il riutilizzo delle acque reflue per molteplici attività. Al governo regionale si può e deve chiedere, quindi, di investire risorse ancora maggiori per un progetto ancora migliorabile per l’impatto ambientale e visivo, alla luce del contesto in cui verrà inserito. E ancora, saltato per le circostanze ormai ben note il vertice decisivo in programma il 5 luglio scorso tra l’amministrazione regionale e i rappresentanti delle amministrazioni comunali di Sava, Manduria e Avetrana, rinnoviamo la richiesta di convocazione di un nuovo incontro in tempi rapidi per arrivare a una soluzione condivisa e alla vittoria del buon senso.
Anche sulle polemiche politiche strumentali e su chi si limita a cavalcare la protesta in maniera ondivaga, producendo il solo effetto di creare confusione e alimentare tensioni ed esasperazioni. Non possiamo infatti permetterci di vanificare dieci anni di battaglie e proteste, preoccupazioni e successi, dimenticare da dove eravamo partiti – il progetto con condotta sottomarina e scarico a mare – e per assurdo ritornare a quel punto (con un’imposizione nazionale e sovranazionale a quel punto che si renderebbero a quel punto inevitabili), per l’impossibilità di trovare un’intesa a un passo dal traguardo”.

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