19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

Provincia di Taranto

Sant’Andrea a Palagianello, la chiesa rivive grazie all’arte

Le installazioni di Fabrizio Bellomo nell’ambito di Semina


PALAGIANELLO – La chiesa
rupestre di Sant’Andrea rivive con
le installazioni dell’artista Fabrizio
Bellomo, nell’ambito del progetto
‘Semina’. Una volta era una chiesa
sotterranea, oggi sembra arroccata
in cima ad una piccola torre.

La
chiesa rupestre di Sant’Andrea non
si è spostata, ma è stato il paesaggio
che la circonda, fatto di cave, gravine
e villaggi rupestri a modificarsi
nel tempo.
Così, l’antico ipogeo oggi sembra
quasi un grattacielo e nella mattinata
di domenica 28 gennaio è tornato
a vivere grazie alle installazioni di
Fabrizio Bellomo, nell’ambito del
progetto “Semina”.
Un progetto che, nato con l’associazione
“Bocche del Vento” grazie a
Lilia Carucci e Valentina Maggi,
“semina” azioni a favore della rigenerazione,
del patrimonio naturalistico
e delle relazioni, cogliendo
nell’arte e nella riqualificazione del
paesaggio la via per sperimentare e
promuovere nuovi modelli di rinascita
dal basso.
Parte del progetto “Open Plus”,
vincitore di Funder35 nel 2016,
sostenuto da Fondazione con il sud
e patrocinato dal Comune, “Semina”
ha già portato a Palagianello il
poeta Franco Arminio, il fotografo
Andrea Semplici, il regista Luigi
Gherzi.

Per la sezione “Semina
Fragile” dedicata all’arte contemporanea,
curata dalla presidente
Lilia Carucci, domenica è arrivato
Fabrizio Bellomo, artista e ricercatore,
impegnato a investigare il
rapporto tra uomo, natura e cultura. Dopo una settimana di ricerche ed
esplorazioni, ha presentato la sua
opera installativa nella chiesa di
Sant’Andrea, aperta, per l’occasione,
anche al pubblico.
L’antico ipogeo è ritornato ad essere
fruibile. Bellomo ne ha trasformato
il vecchio portone di ingresso in una finestra che si affaccia sulla gravina,
murato per metà con conci di tufo
estratti in zona. Facendo base su
questi conci è stato realizzato uno
stendino di ferro con dei panni appesi
ad asciugare.

Così in quel luogo
inanimato e non frequentato sono
tornati ad esserci cenni di presenza
umana. Questa, l’installazione realizzata,
cui è stato dato il nome di
“Franchino”: uno sconosciuto che
pare abiti qualche casa grotta nella
zona bassa della gravina. A lui è
stata dedicata l’opera di Fabrizio
Bellomo, che rientra nel suo più
ampio progetto denominato “Villaggio
Cavatrulli”. In quei luoghi
scovati nel paesaggio pugliese in
cui individua condizioni architettoniche
di scarto, determinate dallo
sfruttamento lasciato dall’attività
di cave e dall’estrazione di materiali
da costruzione, Bellomo tenta
di riportare la vita. Il suo è uno
sguardo ambientale, un invito a fare
esperienza diversa del territorio che
quotidianamente attraversiamo e
viviamo.

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