Provincia

“Chi ha scritto il piano non solo ha copiato, ma non conosce la storia”


MASSAFRA – Riflettori ancora puntati sul Pug. Dopo lo scandalo sollevato perché il piano é stato ricopiato da quello di Manfredonia, con grave danni per l’immagine del Comune, il consigliere Vito Miccolis ed Augusta Bissanti hanno messo a nudo la pochezza del Pug massafrese. Hanno inviato il documento al prof. Roberto Caprara, uno degli archeologi più noti, il quale, in una relazione, ha “smentito” quanto scritto nel Pug dai tecnici massafresi. Ovviamente ha “smontato” punto per punto le tesi storiche della giovane archeologa che ha redatto parte del Pug.
«Il mondo è davvero strano – commenta Caprara. In Germania un Ministro si è dovuto dimettere perché si è scoperto che aveva copiato la sua tesi di Laurea. A Massafra, il team dei professionisti incaricati, scoperti con le mani nella marmellata per aver copiato quasi integralmente il Pug di Manfredonia ed averlo gabellato come opera loro per il Pug di Massafra, non si vergognano, né chiedono scusa all’Amministrazione comunale ed ai cittadini per averli ingannati».

 

Caprara evidenzia che l’archeologa che si é occupata di redigere il Pug «ha scritto “La città è rimasta tutta dentro le mura fino a circa la metà dell’800”, quando invece non c’è chi ignori che la città si sviluppò fuori dalle mura almeno a partire dal Cinquecento se non prima. Nel piano si legge anche “La città dentro le mura è stata ed è ancora il centro civile e funzionale di Massafra, con un forte valore unitario e di identità”, quando invece da almeno cinque secoli quel centro si è spostato fuori dalle mura, tanto che nei primi decenni dell’Ottocento si sentì il bisogno di spostare il Municipio da via Laliscia in piazza Garibaldi». Secondo l’archeologo, invece, nel Pug si parla della “farmacia del Mago Greguro, riutilizzo di un colombarium d’età romana”, quando la ricerca archeologica ha dimostrato che si tratta di una colombaia bassomedievale.

 

«Nel Pug – aggiunge Caprara – c’é scritto “rimarrebbero alcune reminiscenze toponomastiche, la Palata, Lamastuola (oggi in agro di Crispiano), Massafra (l’antico nome di Massafra, come attestato su quattro frontespizi di una bibbia seicentesca acquistata a Lione donata da Artusio Pappacoda, feudatario di Massafra, ai frati cappuccini del luogo. In basso a ciascuno dei quattro frontespizi dei volumi costituenti la Sacra Bibbia si legge chiaramente l’annotazione “Comprati dal Sig. D. Artuso Pappacoda et donati alli Patri Capucini del luogo di Massafara 1625”, quando invece la linguistica ha dimostrato che nessuno degli oltre quaranta toponimi Massa esistenti in Italia ha dopo di sé, né puo’ averlo, un sostantivo come Fara ma solo complementi di specificazione o aggettivi».

«Nel corso di una lunga ed inutile polemica a proposito di fantasiose etimologie sul nome di Massafra – aggiunge il prof. Caprara – cercai di far capire alla giovane archeologa che Massa vuole dopo di sé un complemento di specificazione (Massa d’Albe, Massa di Somma) o un aggettivo (Massa Lubrense, Massa Trabaria) e non puo’ avere un altro sostantivo, come Fara, e, dunque, non puo’ essere, com’è, che Massa Afra. Come spiega la gentile fanciulla che nel 970-71 nel documento cassinense il toponimo è limpidamente Massafra? Ed allora a Massafra c’era ancora un Gastaldo longobardo. La tanto strombazzata e tardissima iscrizione sulle Bibbie è opera di un frate salentino che, se fosse stato tarentino avrebbe scritto Mazzafra e la “mazza” non ci sarebbe entrata una mazza, così come non c’entra la fara. Ma queste cose le capisce soltanto un vero linguista».

 

Inoltre nel Pug c’é scritto: “La chiesa altomedievale di S. Lucia (VIII sec.), sita sulla S.S. 100 Appia, costituisce un esempio di questa espansione cavense nel contado che si estende tra Taranto, Mottola e Castellaneta”. «E’ noto – commenta Caprara a proposito – che il Monastero benedettino di Cava dei Tirreni ebbe possedimenti in Terra d’Otranto dopo il 1080, e la chiesa di Santa Lucia è di fondazione longobarda, anche se la giovane Archeologa dimenticò di citarla in un suo non memorabile libro del 2005, e precede di tre secolo l’espansione benedettina. Il suo significato va bel oltre la donazione ai Benedettini: significa che all’arrivo dei Longobardi Massafra era già un centro vitale».

 

«Nonostante tutto ciò – commenta il capogruppo del Pd in consiglio Comunale – l’amministrazione comunale tace. Uno scandalo dopo l’altro per il quale a pagarne é sempre la comunità massafrese».

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