26 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Ottobre 2021 alle 08:56:00

Provincia di Taranto

La Vergine contro l’Arpa: usa metodi non riconosciuti


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LIZZANO – La puzza si sente. Su questo non c’è dubbio. Resta, invece, da capire da dove proviene e soprattutto se è nociva.

 

Stiamo parlando dei cattivi odori che periodicamente invadono la periferia ed il centro urbano di Lizzano.

 

Nessuno fino ad oggi ha mai chiarito se si tratta di odori che provengono dalla discarica Vergine e soprattutto se in quelle emissioni c’è qualcosa di cui preoccuparsi.

 

La gente ha legittimamente paura ed ogni qualvolta la puzza torna ad entrare nelle case è allarme.  L’indice il più delle volte è puntato contro la discarica dove l’Arpa di Taranto ha già attivato campionamenti sulle emissioni.

 

In azione ci sono i cosiddetti “radielli” che intercettano le sostanze odorigene emesse in atmosfera.  Ma finora, stando a notizie ancora ufficiose, nulla è emerso. “E nulla emergerà”. Ne è convinto l’avvocato Luigi Quinto, legale della società Vergine che annuncia la volontà dell’azienda di farsi carico delle spese per attivare controlli accurati finalizzati a fare chiarezza una volta per tutte.

“Le metodiche utilizzate dall’Arpa di Taranto – ci dice l’avvocato – sono approssimative e non scientifiche. Occorrono strumenti più sofisticati e per questo evidentemente più costosi per i quali la società Vergine è disposta a sobbarcarsi le spese, perché stanca delle speculazioni che da anni vanno avanti. Ciò che la società propone è un contraddittorio con tutti, anche con i comitati che si ribellano alla puzza”.

 

Un monitoraggio, insomma, allargato anche ad Arpa extraregionali e ad esperti internazionali che mettano in chiaro ciò che realmente accade ogni volta che spira il vento di scirocco.

 

“Gli studi dell’agenzia mondiale della sanità – insiste l’avvocato Quinto – dimostrano che l’acido solfidrico di cui si parla è percepibile dall’uomo se ha una concentrazione che arriva a sette microgrammi. Secondo i nostri dati, invece, la concentrazione sull’impianto è di massimo 3 microgrammi e, quindi, fino in paese, dovrebbe abbassarsi almeno della metà. Siamo convinti che gli odori non dipendano dalla discarica, ma da altri impianti. D’altronde nelle immediate vicinanze del paese esiste anche il depuratore”.

 

In altre parole la società mette in dubbio la competenza dell’Arpa di Taranto su questo tipo di controlli e soprattutto mette sott’accusa la strumentazione finora utilizzata per monitorare l’aria attorno all’impianto.

 

“Quella del radiello – insiste Quinto – è una metodica non ufficialmente riconosciuta, ma sperimentale. Poiché può essere anche un problema economico perchè altri metodi sono più onerosi è la società che se ne vuole fare carico”.

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