Spettacolo

Con “L’ombra” De Stefano rilegge Pascoli


TARANTO – In una bella e originale prosa narrativa, con schiettezza precisione, mai didascaliche, nè pedanti, Paolo De Stefano, italianista di grande e indiscusso valore, tratteggia il profilo del “suo” Pascoli con “L’ombra” di Scorpione Editrice e rievoca con una rapidità che solo lo strumento della scrittura romanzesca può concedere e De Stefano sa servirsene con maestria, alcuni anni della vita del grande poeta, quelli dell’avventura del “cavaliere errante dell’insegnamento” che, grossomodo, vanno dal 1882 al 1896, ossia dalla nomina a professore di latino e greco nel liceo classico di Matera sino all’ottenimento dell’agognata cattedra di Grammatica greca e latina all’università di Bologna.

De Stefano, è bene sottolinearlo, non inventa nulla, anzi attinge a piene mani alla biografia pascoliana e alle sue fonti, ad esempio l’epistolario del poeta. E, tuttavia, nella cornice romanzesca, realtà vissuta e fantasiosa astrazione da essa convivono in perfetto accordo. De Stefano utilizza i materiali a disposizione per tessere la trama della vicenda umana di Pascoli e, laddove l’evidenza del documento risulta manchevole o insufficiente, concede spazio alla propria inventiva, restando sempre aderente, però, a quello che è l’originale linguaggio pascoliano, con filologica attenzione per l’onomastica soprattutto, per la ricerca, c’era di Pascoli, di particolari effetti sonori e onomatopeici. E’ dunque, quello di De Stefano, un grande esperimento, anzitutto sotto il profilo dello scavo linguistico e della ferma adesione all’originale stile del Pascoli. Eloquenti, a questo proposito, le parole del Preludio “pur attraverso il solco della mia fantasia, ho tentato di ricostruire, almeno nel linguaggio, quello che sarebbe stato e forse fu, la parola dei protagonisti e, soprattutto, la sua, del grande poeta”. Sullo sfondo dell’intera narrazione, elemento chiave del romanzo, l’ombra, l’onnipresente sorella del poeta cioè, che egli chiamava, con amabile vezzeggiativo, Mariù e che riempie di sè ogni vuoto, al tempo stesso sottranedosi, con femminea ritrosia ad un compiuto ritratto, annullata com’è la sua personalità nell’amore per il fratello.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche