10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 07:32:34

Spettacolo

Diodato, la follia compositiva sul palco di Sanremo

Intervista al cantautore tarantino che parteciperà al Festival della Canzone


Tra gli artisti che si esibiranno sul palcoscenico di Sanremo per il 64esimo Festival della Canzone Italiana, tra le nuove proposte c’è lui, Diodato, tarantino di origini ed adozione.

Tanto passato alle spalle, tante conferme (è recente la vittoria all’ultima edizione del Medimex del premio “Artista dell’anno”, indetto dalla piattaforma musicale on demand Deezer) ed un percorso lungo quasi vent’anni che lo scorso aprile si è, per così dire, “concluso” con la pubblicazione del suo cd d’esordio, “E forse sono pazzo”.

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente a Roma dove vive e dove ha iniziato ad esprimersi artisticamente, studiando cinema al Dams.

Antonio, com’è nata la passione per la musica?
“Ho iniziato per gioco. Da bambino avevo studiato musica a scuola, ma l’idea di suonare brani originali è nata qualche anno più tardi. E c’entra ancora il cinema. Io ed i miei amici avevamo visto “The Doors” di Oliver Stone e ne eravamo rimasti a dir poco affascinati. Uno di loro aveva anche una cantina con una batteria: non potevamo non approfittarne. Poi, pian piano, le cose si sono fatte sempre più serie ed ho capito che la musica potesse essere un canale per esprimere tutto il mio ‘non detto’”.

Hai portato la tua musica dalle cantine ai locali. Dai concerti ai festival. Poi un ritorno al cinema con la cover di De Andrè nel film di Daniele Luchetti. Ora approdi sul palcoscenico di Sanremo: lo consideri un punto di arrivo o di partenza?
“Lo considero un piccolo premio per tutti coloro hanno lavorato con me in questi anni, supportandomi e sopportandomi giorno dopo giorno. Ma è anche una grande opportunità per far arrivare la mia musica a tantissima gente che ancora non mi conosce. Spero sia tappa di un percorso longevo ed una occasione per intensificare la mia attività live”.

Nella tua produzione è difficile trovare una matrice comune. “E forse sono pazzo”, la tua opera prima, lo conferma. E’ un disco eterogeneo. Nei tuoi brani c’è un po’ di tutto: sarà così anche in futuro? 
“Non so. “E forse sono pazzo” racchiude tutti i miei vent’anni. Il prossimo disco sarà il risultato di un periodo molto più breve e, quindi, credo meno eterogeneo. Devo dire, però, che la “follia” compositiva, la facilità di cambiare sguardo, sia qualcosa che mi appartiene e che considero ricchezza da stimolare anche in futuro”.

“Babilonia” è la canzone che presenti al Festival: in che modo ti rappresenta?
“É un brano in cui mi metto molto a nudo e, di conseguenza, molto autobiografico. In questi giorni in tanti mi hanno scritto dicendomi che si ritrovano nelle mie parole: credo sia questa la magia della musica. Se parti da qualcosa di profondamente tuo, è facile che, una volta condiviso, arrivi all’animo di tanti altri che hanno provato le tue stesse sensazioni”.

A poche settimane dall’inizio della kermesse, quali sono le tue aspettative?
“Per ora sono abbastanza sereno. Non vado a gareggiare o a scontrarmi con qualcuno. Spero solo esprimermi al meglio e di riuscire ad accogliere, con la stessa serenità che ho ora, quello che verrà”.

E dopo Sanremo?
“Spero di incontrare tanta gente… tanti concerti, insomma”.

Antonio, finalmente una ribalta anche per Taranto
“Mi piacerebbe tanto fosse così, ma io faccio solo musica, scrivo solo canzoni. Taranto è una città in cui il diritto alla vita è calpestato ogni giorno, in cui la bellezza è umiliata dal volere di poteri troppo forti e, forse, incontrastabili. Taranto è Babilonia. È il caos assurdo ed inutile in cui hanno imprigionato migliaia di persone. La passione e la determinazione di tanti giovani amici, però, mi dà comunque
speranza. E se potrò mai essere utile in qualche modo, sarò sempre lì, presente, al loro fianco”.

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