30 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Luglio 2021 alle 05:47:00

Spettacolo

Enrico Montesano: “Sono un ottimo dentifricio”

Cresce l'attesa per lo spettacolo di lunedì 26 maggio dedicato ad Armando Trovajoli


Classe ‘45, quarantasette anni di carriera tra cinema, teatro, televisione e radio. Due i libri all’attivo (“Siamo nati per soffrire e ci siamo riusciti” e “Un alibi di scorta”), un terzo in cantiere (“ci vorrà ancora un po’ di tempo”, ci confessa): questa, in sintesi, la lunga e fortunata carriera di Enrico Montesano, attesissimo lunedì, 26 maggio, sul palco dell’Orfeo con lo spettacolo in cui, accompagnato dall’Orchestra della Magna Grecia, omaggerà il grande Armando Trovajoli.

Lo abbiamo incontrato prima delle prove. E davanti ad un caffè, ha accettato di rispondere ad alcune domande.

Signor Montesano, la sua è una famiglia che sembra avere il gene dello spettacolo dentro. Ho letto che lei crede nel Dna. Ma quanto peso ha avuto, realmente, nelle sue scelte professionali?
“Più di tutti ha avuto peso mia nonna Bianca che ha cresciuto sia me che mio fratello, facendoci da mamma: lei era un’attrice. Soprattutto dell’operetta, come tutta la mia famiglia. In molti la ricorderanno nel famoso film “Divorzio all’italiana”: interpretava la mamma di Marcello Mastroianni. Sono, piuttosto, “nipote d’arte”. E’ chiaro che la passione per ogni forma di spettacolo, scorra nelle mie vene”.

Ha debuttato nel 1967 in un piccolo teatrino a Trastevere, il Puff. L’anno dopo è approdato in televisione in un varietà firmato da Castel-lano e Pipolo. Poi il grande schermo, diversi prestigiosi riconoscimenti e anche due libri: immaginava così la sua carriera artistica?
“Sono contento e ringrazio la buona sorte. Ed il pubblico che mi ha, in tutti questi anni, seguito con affetto: è lui che ha decretato il mio successo. Anche se, poi, ciò che conta realmente è durare nel tempo. La carriera, si sa, prende sempre strade diverse. Io ho cercato, volutamente, di fare un po’ di tutto. Mi dedico al teatro, ma non escludo la possibilità di ritornare sul grande schermo”.

Oggi, in “Montesano canta Trovajoli”, omaggia il grande compositore: cosa si prova, sul palco, a ricordare e raccontare un uomo che ha scritto molte pagine importanti della storia della musica italiana?
“Trovajoli è stato un grande pianista, un esperto conoscitore della musica. Lui era uno che le melodie le ha create. E non è da tutti: la melodia è qualcosa che ti rimane dentro anche quando esci dal teatro. Per me ha scritto diverse volte: “Se il tempo fosse un gambero”, commedia musicale di grande successo, è una delle tante. Ma con lui ho lavorato anche in “Bravo”, nella riedizione di  “Rugantino” quella – per intenderci – che vantava un cast d’eccezione formato da Aldo Fabrizi, Bice Valori ed Alida Chelli. Lui ha composto anche diverse colonne sonore per film. In questo lavoro, con il M° Molinelli abbiamo cercato di mettere un po’ di tutto. Per me è un grande onore raccontarlo a quanti non hanno avuto la fortuna di conoscerlo”.

La sua esperienza accanto al Maestro: cosa è riuscito a “rubare” ad un uomo così carismatico e di altissimo spessore artistico?
“Era severo, anche un po’ burbero, ma buono. Era romano e, come tutti i romani, restio alle smancierie. Ironico, sarcastico: è stata un’esperienza positiva. Per questo ho accettato, di buon grado, la proposta di Piero Romano di mettere su uno spettacolo che parlasse di lui”.

Da tempo si è distaccato dal cinema. O, forse, è il cinema che ha preso le distanze da lei: cosa ha determinato e determina tale distacco?
“Il cinema è un’industria: va alla ricerca del nuovo prodotto, quello capace di attirare l’attenzione del pubblico. Io sono come un dentifricio. Un ottimo dentifricio. Ma quelli nuovi hanno, rispetto a me, l’involucro luccicante. L’errore che oggi si commette è che si parte dal no-me dell’attore, no dalla storia che attraverso di lui si può raccontare. Il teatro è impegnativo. Non mi fermo. E, chissà, in futuro…”

Lei, figlio della gavetta, cosa pensa dei talent show che, rispetto al passato, accorciano in maniera considerevole i tempi?
“I talent sono un’arma a doppio taglio: se vinci, ma non hai talento, non servono. E’ importante non illudersi, non lasciarsi abbagliare dalle frequenti apparizioni nei programmi televisivi. Bisogna studiare. Sempre. E’ l’unico modo per durare”.

Ma attualmente il costume italiano si rispecchia proprio nei talent e nei reality in genere: a mo-do suo, cosa proporrebbe al pubblico per raccontare, criticamente, la società in cui viviamo?
“Assistiamo a programmi che si somigliano fra loro. Alcuni, addirittura, sono il risultato di tanti spez-zoni messi insieme. Il futuro è ‘in rete’.  Ho un blog ed un canale You Tube: è lì che proporrei programmi culturali e di approfondimento. Anche un film. Non dico varietà: non è più di moda, anche se la parola stessa sta ad indicare ‘l’arte varia’”.

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