19 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 19 Aprile 2021 alle 07:17:57

Spettacolo

Quei ragazzi di via Sorcinelli


Da Ennio Pascarella e Mario Guadagnolo riceviamo e pubblichiamo. Abbiamo appreso con dolore la notizia della morte di Antonio Ghirelli. Con lui se ne va un pezzo della nostra giovinezza non solo anagrafica ma anche politica. Perché Ghirelli? Perché Antonio Ghirelli è legato ad una stagione della nostra esistenza e della vita della nostra città, quella della fine degli anni ’70 quando Taranto era lacerata dalla crisi della disoccupazione di ritorno dopo la grande euforia dell’acciaio negli anni ’60. Era iniziata la fase di deindustrializzazione del nostro sistema produttivo che cominciava a pagare salato il prezzo di aver puntato tutto sulla monocultura industriale.

E furono licenziamenti, cassa integrazione, prepensionamenti. Al governo della città c’era un centro sinistra (mi riferisco al centro sinistra storico cioè ai governi di collaborazione tra socialisti e Democrazia cristiana) ormai esausto. Sindaco era Leonardo Paradiso che in Consiglio comunale veniva lavorato ai fianchi dalla opposizione dura dei comunisti di Peppe Cannata. Il Partito Socialista di Taranto era saldamente in mano alla vecchia classe dirigente che sosteneva la giunta Paradiso: Gigi Ladaga, Giuseppe Giancane, Aldo Lacaita, Giovanni Dilonardo. Alla opposizione era la sinistra socialista di Lombardi e Signorile con Nico Indellicati, Carlo Di Palma e Aldo Pulpito e una schiera di giovani movimentisti guidati da Mario Guadagnolo, Ennio Pascarella, Alfredo e Bruno Venturini, Mimmo Pavone, Carlo Petrone, Nello De Gregorio, Franco Grifoni, Emma Fretta e tanti altri. Il più grande di loro non aveva neanche 35 anni. Volevano cambiare tutto, erano convinti che occorresse costruire l’unità della sinistra, seppellire definitivamente il centro sinistra e sostenere l’amministrazione di sinistra guidata da Cannata secondo la linea dell’alternativa predicata da Riccardo Lombardi. Mandarono a casa il vecchio gruppo dirigente del PSI e si impadronirono del partito con un congresso infuocato al Sud Hotel a conclusione del quale fra qualche sedia che volò e qualche scazzottata elessero segretario provinciale Mario Guadagnolo. Era il 18 marzo del 1977. Posero mano al partito e lo trasformarono radicalmente. Fondarono Area Jonica un giornale sul quale si esercitavano idee che odoravano di fresco e di voglia di cambiamento, aperto alla città e ricco di proposte per uscire dalla crisi politica, economica ed occupazionale nella quale si dibatteva Taranto, rinnovarono radicalmente gli organi dirigenti del partito mettendoci dentro energie fresche e giovani emergenti. Il 16 luglio dell’anno prima a Roma al Midas Palace Hotel si era consumata un’altra rivoluzione. I quarantenni avevano mandato a casa De Martino ed eletto Bettino Craxi alla guida del partito. A Taranto la sfida era nel Palazzo con la DC e nelle piazze con il PCI. Cominciarono a organizzare le Feste dell’Avanti. Il PSI sfidava i comunisti sul loro terreno. Se la Villa Peripato era da sempre la piazza nella quale i comunisti mostravano i loro muscoli Guadagnolo e compagni dimostrarono che anche il PSI c’era ed aveva i suoi muscoli da mostrare. E così Piazza Garibaldi diventò la piazza rossa del Partito Socialista. La prima festa dell’Avanti fu conclusa da Bettino Craxi. Quella sera in piazza a sentire Craxi c’erano 10.000 persone. Il comizio concludeva una settimana di incontri, dibattiti, tavole rotonde, convegni, mostre da cui vennero proposte, idee e progetti per il cambiamento del paese, del Mezzogiorno e della città. Vennero a trovarci Pio Latorre, Michele Di Giesi, Claudio Signorile, Giacomo Mancini, che concluse la festa dell’Avanti dell’anno dopo, e tanti altri leaders di primo piano di tutti i partiti. I risultati si vedranno nelle elezioni amministrative del 1980 quando il PSI farà un grande balzo in avanti raggiungendo il 16,5% e passando da 5 a 9 consiglieri comunali. Antonio Ghirelli trascorse con quei ragazzi due giorni interi interessandosi a tutto e appuntandosi minuziosamente entusiasmi, passioni, speranze, voglia di cambiamento e voglia di esserci. “La Stampa” di Torino dedicò a Taranto una pagina intera e Ghirelli scrisse un memorabile articolo dal titolo “Quei ragazzi di Via Sorcinelli” nel quale attraverso il racconto dell’impresa di quei ragazzi rappresentò la voglia di riscatto di una nuova generazione di un pezzo di Mezzogiorno che voleva mettersi alle spalle secoli di piagnonismo, di rassegnazione e di miseria, ribellarsi, impadronirsi del proprio destino e contare. Ecco, la morte di Ghirelli ci addolora perché se n’è andato un amico di Taranto, uno che aveva capito, che aveva saputo raccontare le speranze della nostra città e il sogno di quei “ragazzi di via Sorcinelli” che ancora oggi, magari con qualche capello bianco in più, testardamente a quel sogno ancora credono e al quale non sanno rinunciare.

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