20 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

Spettacolo

Quel fenomeno chiamato Zelig

Da viale Monza al resto d’Italia. Ventinove gli anni di divertimento regalati al pubblico dal suo fondatore


Quando si parla di “Zelig”, non si può non pensare a lui, a Giancarlo Bozzo, fondatore (attualmente anche direttore artistico) dello storico locale in viale Monza, a Milano. Locale, “Zelig”, dal lontano 1986 ad oggi  giustamente considerato un punto di ritrovo tra i più ricercati. Soprattutto da quanti amano il cabaret. Di qualità, ovviamente. 

Ventinove, dunque, gli anni che lo vedono al timone di quello che può essere considerato, senza timore di smentita, “il primo, vero, talent”,  come lui stesso ama definirlo durante l’intervista concessa al nostro quotidiano.

Quasi tre i decenni passati a condividere serate e buonumore con artisti che hanno scritto la storia del locale. Cosa ha visto e cosa ricorda di tutti questi anni?
“Ho visto centinaia di comici. Un pubblico che è cambiato rispetto a quello ‘giovane’ che affollava, inizialmente, il locale: allora era ancora aperto il Derby che, rispetto a noi, imponeva un costo del biglietto più elevato (20.000 lire contro le nostre 7.000). Nonostante la tradizione milanese ed il pensare comune catalogassero il cabaret come uno spettacolo d’èlite, si verificò un vero e proprio cambiamento: all’attenzione della gente ci siamo imposti offrendo una programmazione molto ‘frizzante’, grazie anche alla collaborazione con un gruppo di attori legati a Luigi Vignali e Michele Mozzati, meglio noti come Gino e Michele. Mi riferisco, tra gli altri, a Claudio Bisio, Paolo Rossi, Silvio Orlando, Renato Sarti, Lella Costa. Un gruppo importantissimo. La storia della comicità e del cinema in Italia. È con loro – e con tanti altri – che abbiamo cominciato questa avventura”.

Da viale Monza al piccolo schermo: si è trattato di una naturale evoluzione o di un passaggio obbligato dalle tendenze del momento?
“In televisione “Zelig” è approdato nel 1997. Il circuito era quello di Mediaset. Il canale, Italia 1. Variegato il pubblico: ci seguivano anche le famiglie. Ci siamo resi conto del successo che riscuotevamo tra generazioni diverse quando, nel 2000, abbiamo iniziato una tournèe con alcuni dei comici presenti nella trasmissione televisiva. Alla conduzione c’erano Claudio Bisio e Michelle Hunziker. Ventisei le date. Quindicimila la media di spettatori. Numeri, per noi, inizialmente impensabili. Il passaggio dal locale a Milano alla televisione, in ogni caso, è stata la conseguenza di un percorso. E  fedeli alle origini e alla polvere del palco non abbiamo, comunque, rinunciato al contatto diretto con la platea che solo il palcoscenico permette. Per questo le nostre trasmissioni non sono mai state registrate in uno studio. Piuttosto in un teatro. O sotto il tendone di un circo. Sempre, comunque, in spazi autonomi".

I laboratori di Zelig sparsi per l’Italia sono delle vere fucine dalle quali, a volte, escono  talenti destinati a calcare le orme di cabarettisti famosi. Un’occasione importante per tanti.
“Vero. I laboratori ci consentono di lavorare direttamente sul materiale umano. Di capire chi abbiamo di fronte. Fondamentale, in questo percorso, è l’apporto dell’autore che cerca di confezionare non tanto – e non solo – la proposta televisiva, ma che diventa un insostituibile punto di riferimento per gli artisti. Artisti che lui aiuta a muoversi sul palco. A muovere il corpo. Ad approcciarsi al pubblico. A confezionare lo spettacolo”.

Come avviene, in definitiva, la selezione?
“È molto semplice: da Milano alla Puglia, a settembre, noi facciamo dei provini che ci permettono di individuare le potenzialità degli aspiranti cabarettisti. Potenzialità che permettiamo loro di affinare seguendo il laboratorio. La fase successiva è quella di scegliere, più o meno a giugno e dopo aver valutato i testi, chi, effettivamente, sia pronto ad entrare nel cast della trasmissione. I talenti, però, quelli veri, si scoprono nel tempo. Credo ne nasca uno ogni qualche anno".

Altro passo in avanti: “Zelig Show”
“A dire la verità ‘Zelig Show’ nasce prima del piccolo schermo. Inizialmente gli spettacoli li ho condotti io, nel 1998, portando in giro un cast formato da soli tre comici per ogni serata. E che avevano l’obbligo di interagire fra di loro e di proporre almeno una cosa nuova ad ogni esibizione. Principio al quale, ancora oggi, si rifà lo show. E dal quale, in molti, hanno attinto”.

Cosa è cambiato nel linguaggio rispetto a ventinove anni fa?
“Il classico modo di strappare un sorriso, persiste nel tempo come, per esempio, la scivolata sulla buccia di banana. Le restrizioni di allora non permettevano di usare il linguaggio che, invece, oggi utilizzano in molti. È sopravvissuta la trasgressività alla Paolo Rossi. Personalmente non accetto la volgarità fine a se stessa".

Il comico danese Victor Borge ha detto: “La risata è la distanza più breve fra due persone”. È d’accordo?
“Sicuramente. Oltre al bacio”.

E parte la risata. Come da copione…

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