Spettacolo

Billy Cobham: “Il jazz, la mia vita”

Virtuosismo e sregolatezza nel mito panamense


ROCCAFORZATA – Quando ascolti una leggenda della musica internazionale ti rendi conto del vero significato di virtuosismo e sregolatezza.

L'altra sera al Saloon (sold out) si è respirata aria di grande musica grazie alla lunghissima clinic jazz che ha visto come protagonista il 71 enne batterista panamense, Billy Cobham.

L’evento è riuscito a scatenare il grande entusiasmo di appassionati e seguaci del genere, tra cui moltissimi giovani. Sono almeno cinque le generazioni che hanno preso come oggetto di studio le gesta di Cobham che, in questi giorni, è in tour in Italia.

Cosa le piace della nostra nazione?
La musica, i colori e la gente. Avete la melodia nell’aria.

Cosa prova quando pensa al jazz?
Sento quello che provi tu, ad esempio, quando ti chiedono sulla bellezza della tua terra. L’amore e la passione che hai per il posto in cui vivi è esattamente ciò che io posso provare per questa musica. Questo è il jazz per me, tutta la mia vita.

Quando ha cominciato a suonare per la prima volta la batteria?
Nel 1948 e semplicemente perché mi è sempre piaciuto da subito il suo linguaggio, la maniera che ha di comunicare.

Chi l’ha invogliata?
La mia famiglia. Erano tutti musicisti.

A seguito di tutte le esplorazioni in cui si è cimentato, come sta cambiando il jazz secondo lei?
Il jazz è in continuo mutamento. Cambia con il tempo. La musica in genere è lo specchio della società. Ogni parte del mondo subisce una trasformazione sociale, comunque diversa da un posto all’altro. La musica è figlia di questi processi.

Perché?
Non ho idea. Però mi rendo conto, girando il globo terrestre, che tutto ciò avviene.

Cosa pensa del jazz italiano?
It’s beautiful! Ho suonato con tanti musicisti italiani nella mia vita. Ricordo con particolare affetto l’esperienza con Tullio De Piscopo, grande amico e musicista.

Qualche anno fa è uscito il film-documentario Sonic Mirror dedicato al suo impegno umanitario per i bambini in difficoltà sociali nel Sud America. Come può la musica salvare i bimbi sfortunati?
La musica può fare tanto. L’impegno della mia associazione è quello di evitare che un bambino colpito da gravi patologie possa cadere nella trappola dell’isolamento. Cerchiamo di costruire un ponte ideale tra queste creature sfortunate e la società. Lo facciamo anche attraverso l’insegnamento musicale. Il fine è quello di trasmettere un messaggio di armonia e di forza attraverso il ritmo.

Un messaggio ai giovani che si affacciano a questo mondo… Abbiate passione.

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