Spettacolo

Un perfetto dottor Molineaux

“Sarto per signora”: Emilio Solfrizzi sul palcoscenico del teatro Orfeo


Quando alla fine di una rappresentazione teatrale, di uno spettacolo in genere, il sipario si chiude sull’ultima scena, gli applausi – spontanei, sentiti e a volte perfino scroscianti – sono d’obbligo. Ne decretano il successo. O senteziano, ironicamente, il contrario.

E l'altra sera al teatro Orfeo, per il primo appuntamento in cartellone per la XXIV stagione artistica curata da Renato Forte, il rito – se così si può dire – si è puntualmente ripetuto.

Applausi, si diceva, soprattutto per lui, Emilio Solfrizzi, il “Sarto per signora” diretto da Valerio Binasco. Quel dottor Molineaux, per intenderci, che ben rappresenta quello tipico della commedia degli equivoci. E nei cui panni l’attore barese – complice un’indiscutibile verve ed un’innata capacità di “far ridere” – è riuscito ad entrare e ad interpretare con grande maestria, dandogli lo stesso spessore di quello disegnato dalla formidabile penna di Georges Feydeau. E nonostante gli scontati dialoghi ed un intreccio amoroso che ben conosciamo perché contraddistingue questo genere teatrale.

Perchè lui, Solfrizzi, poliedrico attore (difficile dimenticare l’interpretazione del Commissario Calabresi nella serie dedicata agli “Anni spezzati”, andata in onda sulla Rai), crede nella “risata” e nel suo potere di aggregazione.

“Non penso ci sia regalo più grande di un pubblico che ride – ha dichiarato l’attore incontrato all’Orfeo prima dello spettacolo – La risata ripaga. E’ quasi un orgasmo, pari a quello provato con un applauso, sempre che quest’ultimo sia spontaneo. Non credo ci sia regalo più grande che un pubblico possa fare ad un attore.

La risata ricompensa della fatica che c’è dietro ogni nuova esperienza artistica. Contiene la gratitudine”.

E a proposito della scelta di interpretare anche personaggi drammatici, continua: “Ho scelto di non fermarmi. Di non rimanere ‘incasellato’ in uno stereotipo. A volte succede: è una condizione che dà tranquillità agli altri nel senso che, spesso, risulta più conveniente pensare che un attore sia soltanto comico. O solo drammatico.

E’ sufficiente dimostrare, per esempio, di saper anche ballare, cantare, imitare per disorientare gli addetti ai lavori. Ma anche il pubblico. E’ come se si uscisse da quella famosa ‘casella’. Per questo, ripeto, ad un certo punto della mia carriera ho scelto di ‘andare’ lì dove un testo, un copione, riuscissero ad emozionarmi. Coinvolgermi.
E’ un regalo che provo a farmi tutte le volte che mi avvicino ad un nuovo lavoro: non mi siedo a tavolino per valutare se quello che andrò a fare possa, o meno, piacere al pubblico”.

Non poteva non esserci un riferimento agli esordi quando, con Antonio Stornaiolo, ha conquistato il pubblico pugliese.

“Oggi non sarei quello che sono – ha affermato – se non avessi vissuto la fortunata esperienza professionale con il duo Toti e Tata”.

Ma alla domanda se si fosse mai chiesto quale strada potesse prendere la sua carriera professionale se fosse rimasto a Bari, ha risposto: “Sono stato costretto a farlo. Non avrei voluto. Ma ancora adesso spero di tornare. Oggi la Puglia è terra di grandi  artisti. Vorrà dire qualcosa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche