Spettacolo

L’ironia dell’era moderna

Sabina Guzzanti ha portato in scena all’Orfeo il suo lavoro in chiave satirica


Un’analisi satirica dell’era post capitalistica, dei tempi moderni, proiettata al futuro.  Condita da un pizzico di ilarità ed un’astuta comicità. Con questo filone, Sabina Guzzanti ha presentato il suo ultimo lavoro “Come ne venimmo fuori” al Teatro Orfeo di Taranto.

L’attrice romana nei panni di Sabina Qf2, ha il compito di raccontare la fine dell’”Era merda”, un periodo storico che va dal 1990 al 2041, rapidamente etichettato come fase del massimo neo-liberalismo. Tuttavia l’oratrice vuol dare un’ampia e più completa spiegazione, grazie ad un’attenta ricostruzione cronistoria del susseguirsi degli eventi socio-politici, che hanno plagiato l’uomo e l’intera specie, verso comportamenti assolutamente opinabili.

Si racconta del dilagare dei social network come Facebook, reale mezzo che ha contribuito all’impoverimento dei valori affettivi dell’uomo di quei tempi. Sempre più attento alla forma che alla sostanza, talmente annegato in questo mondo virtuale, tale da trascurare anche le faccende domestiche e i legami familiari. L’ossessione della ricerca dell’appagamento attraverso condivisioni di stati che hanno il solo fine di attirare quanti più consensi possibili. 

Ce n’è anche per il programma di messaggistica immediata Whatsapp, che ha impoverito in maniera eloquente la comunicazione verbale, enfatizzando stati personali con frasi ad effetto di “finta cultura”.

Ripercorrendo la storia di “quegli anni”, si parte dalla caduta del muro di Berlino, che solo in apparenza rappresentava la conquista della libertà. Sabina spiega invece, come quell’evento ha spianato ancor di più la strada ad una politica lucrante e spregiudicata a sfavore dei più poveri. Il traffico dei profughi, gli accordi della mafia con gli amministratori statali, la spartizione di appalti illeciti favoriti da fenomeni di calamità naturali, il boicottaggio dei sistemi di controllo delle emissioni inquinanti delle case automobilistiche.

C’è spazio anche per momenti di imitazione di personaggi illustri che hanno caratterizzato “il secolo da dimenticare”. C’è un Berlusconi, sarcastico quanto diretto e spregiudicato in veste di padrino con tanto di accento siculo. Passano attraverso la Merkel e la Camusso, con la quale si approfitta per ironizzare le finte riforme del lavoro dell’articolo 18, che di fatti hanno impoverito ancor di più un paese allo sbando. Infine il monologo si chiude con una rappresentazione di Maria De Filippi, che recita una particolare interpretazione della Divina Commedia di Dante. E probabilmente il suo inferno è ancora funzionale a ripulire il mondo per sempre da quel momentaccio storico.
Sabina Guizzanti dimostra dà ampia prova della sua intelligenza artistica, portando in scena un lavoro di difficile interpretazione, con l’unico neo di non riuscire del tutto a schiodarsi da personali ideologie politiche, che non permettono un’osservazione del tutto trasparente dei fatti narrati.

Il risultato finale è appagante, ma sicuramente destinato ad un pubblico attento e preparato.

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