17 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Aprile 2021 alle 18:16:49

Spettacolo

Street arte e denuncia. A Grottaglie torna il “Fame”


GROTTAGLIE – Anche quest’anno Grottaglie rinasce con i murales di artisti di fama internazionale. Durante la loro permanenza nella cittadina, ormai famosa per la street art, realizzano murales e creano opere e installazioni che verranno esposte a settembre in una delle più antiche e suggestive botteghe del quartiere delle Ceramiche. La quinta edizione del “Fame Festival” è appena iniziata. Abbiamo incontrato Angelo Milano, ideatore e organizzatore dell’evento che anche quest’anno torna a stupirci.

“Fame” come bisogno di mangiare, carestia. Declinato all’inglese significa fama, notorietà, successo. Puoi anticiparci qualche nome confermato per l’edizione di quest’anno? Oltre ai soliti, torna, dopo due anni di assenza, Conor Harrington. L’ingrediente principale resta l’improvvisazione? Si, tempo ce n’è poco e se ce ne fosse molto lo lasceremmo passare fino a quando non ne rimarrebbe poco. Gli artisti vengono per realizzare murales, ma anche dipinti, installazioni e opere in ceramica con gli artigiani locali… La formula è sempre quella e collaborare con gli artigiani locali è l’aspetto più divertente nella produzione di Fame. A proposito di artisti locali e non, al Fame partecipa anche un grottagliese. Giorgio Di Palma è il ceramista che sta dando una spettinata all’intero quartiere delle Ceramiche, ha rispettosamente passato un dito sugli alti nomi della tradizione e ci ha trovato polvere, tanta. Il Fame è indipendente dal supporto delle amministrazioni locali e prodotto da Studio Cromie, un laboratorio di stampa artigianale. Al Festival partecipano artisti di fama mondiale, del calibro di Blu, Jr, solo per citarne alcuni. Nomi che non hanno problemi ad esporre in contesti ben più noti come quelli della Tate Modern o del Moca. I loro lavori sono ben pagati. Perchè vengono a Grottaglie e lavorano gratis? Per amicizia, supporto reciproco e perchè cucina mia mamma. Qui lavorano con gusto, senza soldi, pretese, e senza sapere come va a finire. Non sempre dipingono con il consenso dei cittadini, e delle forze dell’ordine. Com’è il rapporto con quest’ultime? I contatti sono dovuti ai curiosetti che per inseguire una legalità retorica e becera fanno il 113. Arriva la volante e ci guardiamo reciprocamente con la faccia di “ancora voi!”. Una perdita di tempo per entrambe le parti. Tra i cittadini invece c’è chi ci porta da mangiare mentre dipingiamo e chi ci urla contro. La filosofia del Festival è quella di dipingere in zone del paese deturpate, come il centro storico. Ma dipingete anche in periferia. Non c’è uno scorcio di Grottaglie che non si possa dire deturpato. Quando le logistiche sono compatibili è una scelta a sentimento, determinata dall’estetica del posto o dall’idea dell’artista. Fame è arte pubblica, ma c’è anche una forte vena polemica nei confronti di un’amministrazione comunale che non tutela le ricchezze del territorio. Il primo anno fu cancellato un murales di Erica Il Cane; rappresentava un gallo, simbolo delle Ceramiche. Si alzò un polverone, la polemica sbarcò anche in Rai. L’anno successivo l’artista ha reso giustizia al gallo, dipingendo un funerale di galline sul muro dello stadio. Dopo questo episodio hai avuto altri problemi con i “politici” locali? Il problema è che vorrei che non ci fossero politici locali, ma non è un problema mio o del festival, è un problema collettivo. Eppure quest’anno ci hanno provato a collaborare con te. Si, un gentile tentativo di comunicazione via facebook da parte del sindaco Alabrese, ma io risulto sempre scortese perchè un evento del genere non deve entrare in contatto con le istituzioni. Se ne pregiudicherebbero lo spirito comunitario, il sentimento di riappropriazione dello spazio pubblico del cittadino e la qualità degli interventi. Ci saranno altre edizioni? No. Sei sicuro? No.

Serena Scarinci

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