21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 16:13:38

Spettacolo

Ora Taranto é più povera


Prima Nicola Caputo, subito dopo Sandro Viola ed ora William Uzzi. Io mi scopro dolorosamente impoverito, il che conta poco. Immagino conti moltissimo per una Città che, nel breve giro di una settimana appena, si è ritrovata con tre suoi figli in meno. E che figli. Nessuna voglia di stilare pagelle, figuriamoci, quelle le ho sempre subite e a quest’età non intendo cambiare mestieri. Men che mai mettere su di una bilancia quanto da ciascuno di loro prodotto a favore di questa Città: sarebbe un po’ come voler pesare lo stesso orgoglio di appartenenza. Mi fermerei all’umano cartillo dovuto a ciascuno di loro tre, dove lo spazio limitato ti stringe certo nell’essenziale, ma te lo lascia a futura lettura. Non si può dire chi sia stato il più tarantino dei tre.

Un coinvolgente lucidatore di storia patria ad immediata lettura di “tutt’ quann nuje” come Nicola Caputo? O il Sandro Viola – grande giornalista che ha dato del tu ai maggiori eventi del secolo breve con spiccioli nel terzo millennio – mai amato dall’intellighenzia tarantina da lui snobisticamente “immostardata” in un contenitore da vecchia spezieria? Io sto con tutti e due. Ma sto anche con il caro William Uzzi, l’aggiustatore delle sacre tibie calcistiche in rossoblù, quelle buone, quelle che per un quarto di secolo hanno altalenato tra ansimanti Serie B e adeguate Serie C in entusiasmanti campionati di vertice. Dopo tutto “Wilio” – come lo ammestava tra affetto e rispetto “u’ cavalier’ Pignatelli” – ha manipolato i muscoli di un certo Erasmo Iacovone correva l’anno di un inebriante profumo di A! Siamo, o no, più poveri? Se ci fermiamo a batterci il petto, la risposta sembra scontata, avvezzi come siamo al comodo ed autoassolutorio “sono sempre i migliori che se ne vanno”. Già, ma questo è vero a metà, la vita non è armageddon, è anabasi. Comunque. Io stesso, prima ho pianto ma subito dopo ho riflettuto sul patrimonio da loro tre lasciato in eredità. Vedete, la cronaca, quando suo malgrado mette insieme più di un evento con caratteristiche di fondo piuttosto omogenee, tradisce la sua caducità e si iscrive di diritto nella storia del luogo narrato che prepara ad altra storia. O quanto meno utilizza quegli avvenimenti come punti fermi sui quali soffermarsi. Ne capovolge addirittura il senso comune, fa bella anche la morte; sempre che se ne sappiano cogliere i messaggi, leggendoli dalla metà in su. Prendete questo giugno apparentemente nero della cronaca tarantina e andate a spulciarne l’eredità: è vero siamo diventati più poveri, quegli uomini ci mancheranno ma non è che le loro mozzette, le loro alte letture mondiali, le loro magliette rossoblù se le sono portate appresso. Ce le lasciano in eredità, sta a noi collocarle sul mercato che apre baracca ogni giorno. Taranto continuerà a “nazzicare”, magari starà più attenta nel leggere “via Viola”, e non diserterà mai completamente lo “stadio Iacovone”. Più poveri o più ricchi? Fate voi.

Paolo Aquaro

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