29 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 29 Luglio 2021 alle 22:09:00

Spettacolo

Dalla Masseria l’esempio di sostenibilità ambientale


MASSAFRA – La Tebaide d’Italia sbarca a Venezia grazie alla Masseria Ciura. Costruita nei primi del ‘600 dalla famiglia dei baroni Ciura la Masseria è fiore all’occhiello della città e stamattina il sindaco Martino Tamburrano ha partecipato alla prensentazione del progetto che ha portato Massafra fino a Venezia. Per la prima volta una struttura architettonica pugliese è stata invitata a prendere parte alla Biennale. La masseria ha meritatamente acquisito questo primato per una serie di ragioni. Prima fra tutte, l’armonia del rapporto tra territorio e impresa, che sono perfettamente in equilibrio, in continuità con il passato ma guardando al futuro. Anche il restauro, infatti, ha seguito la logica della continuità coniugando il fascino di un luogo antico alle più avanzate soluzioni tecnologiche.

Nel restauro, infatti, si è voluto conservare la natura degli spazi e degli ambienti storici integrandoli con le novità. All’interno della masseria, due ampie sale in tufo con volte a botte e a stella sono collegate al Kubo in cristallo immerso in una limonaia e prospiciente la piscina. La Masseria Ciura rappresenta un’esperienza virtuosa in controtendenza con la cementificazione. In linea, dunque, con i temi di sostenibilità, lavoro e creatività del Padiglione Italia nell’ambito della Biennale ha rappresentato un buon esempio di connubbio tra nuove tecnologie e rispetto del territorio. L’edificio che rappresenta uno dei migliori esempi di dimora gentilizia, è all’interno di una tenuta di 60 ettari, a pochi chilometri dal mare ed attorniata da insediamenti risalenti all’età del neolitico, visibili nelle numerose grotte e chiese rupestri con affreschi bizantini da cui è circondata. “Dopo il progetto di restauro e di risanamento conservativo della parte che risale al 1626 – sottolinea l’amministratore della struttura Donato D’Agostino (la famiglia ne è proprietaria dagli anni Cinquanta) – la riconversione e l’ampliamento hanno riguardato quella porzione del vecchio complesso edilizio che era dedicato alle attività agricole e zootecniche, per destinarlo a struttura turistico alberghiera. Si è voluto realizzare una proposta culturale sul territorio per restituire ad un uso pubblico una proprietà privata”.

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