24 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 24 Ottobre 2020 alle 07:06:06

Spettacolo

“Vostok”: presentato l’album del gruppo tarantino D’Alì

Quattordici le tracce contenute nel disco


Quattro ragazzi tarantini, leader Mirko Di Bello, ripartono dagli insegnamenti del gruppo di Bianconi e soci. Con il giovane artista tarantino, William Larocca, Jeff Marturano e Alberto Motola. Produzione artistica affidata a Eddy Olivieri, jazzista, vent’anni spesi a Los Angeles.
Presentazione affollata alla Libreria Mondadori di Taranto in via De Cesare. Seduti al cospetto di un pubblico molto attento e partecipe, i D’Alì, formazione tarantina di quattro elementi, particolarmente attesa alla pubblicazione dell’album “Vostok”. A fare gli onori di casa, Carmine Fucci, a condurre la serata la giornalista Nicla Pastore. Insieme con i ragazzi, il loro produttore, Eddy Olivieri, e il quinto elemento fortemente coinvolto, Nico Di Donna.
Volendo semplificare il percorso dei quattro ragazzi tarantini, potremmo abbozzare una sorta di “Noi siamo figli dei Baustelle”.
Brano storico di Sorrenti a parte, preso a prestito per fare sintesi su quanto in qualche modo scaturito nel corso della serata, il confronto con la platea è stato di quelli elettrizzanti.
Battuta a parte, il tarantino Mirko Di Bello, voce e synth, e i suoi compagni di progetto si distanziano subito per temi e voglia di compiere un percorso solo ispirato alla formazione di Francesco Bianconi nata vent’anni fa.
Dunque, “Vostok”, l’album con quattordici tracce. Racconta un punto di partenza fino a un’idea, a tratti evolutiva, a tratti originale. “Vostok” (pronuncia “Vastok” assicurano i diretti interessati) è la pista di decollo, come “Stellamare” potrebbe essere, sempre in senso figurato, un punto di “non ritorno”.
Ottimi i compagni di viaggio di Di Bello: William Larocca (basso), Jeff Marturano (batteria e tastiere) e Alberto Motola (chitarra).
Di Bello descrive così bene le traiettorie di un’emozione da trasmetterla a quanti anche appena una volta hanno avuto il corpo a corpo con il manufatto appena pubblicato.
Un album necessiterebbe di più di un ascolto.
Per rispetto agli artisti che su “Vostok” hanno spremuto sudore, tanto, e punti di vista, tanti, immaginiamo non sempre facili da mediare. Ma qui si è subito coinvolti. Suoni e parole provocano attenzioni e passioni.
Importante, in tal senso, è stato il contributo del loro produttore, il jazzista Olivieri.
L’artista tarantino, vent’anni a Los Angeles, ombelico di storie e suoni, ha ascoltato i ragazzi, li ha fatti ragionare a briglia sciolta. Poi ha messo mano alle idee dei quattro musicisti (quinto alleato, Di Donna, ottimo anche il suo contributo) spettinando i giochi. L’album non è solo tre titoli-civetta e via. E’ un vissuto di emozioni, come “Né terra né dio”, “Il giorno che vorrai”, proseguendo con “Lo sguardo di Elle”, dove la consonante estesa sta per Monna Lisa.
Le idee, si diceva, non mancano. Come il desiderio dei quattro ragazzi di portare ovunque sarà necessario, canzoni da ascoltare.
Almeno una volta, per restare sedotti da una nuova mentalità di produrre e assemblare suoni, a una voce.
Voce che, rispetto a un debutto nemmeno tanto timido, ha ormai assunto toni maturi e decisi così da non sfigurare da quel senso di appartenenza a una scuola di suoni metà Anni 90. Da qui, infatti, Di Bello, altro merito, è andato smarcandosi a passi lunghi e distesi.
Chi pensava non circolassero più idee sulle quali soffermarsi e valessero il prezzo del biglietto, è servito. Ecco, oggi, cosa c’è Di Bello.
Ascoltare per credere.

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