02 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 01 Dicembre 2021 alle 20:15:00

Spettacolo

Storie, lingue e culture nel film in programma al Palazzo Galeota


TARANTO – “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”, è questo il nome del film di Cristian Mungiu, che sarà proiettato domenica alle 17 al palazzo Galeota. Il film drammatico é con Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov, Alexandru Potocean, Ion Sapdaru. Durata 113 min. – Romania 2007. Il film fa parte della rassegna Buena Vision Romania. Obiettivo di questa rassegna e delle modalità di interazione ad essa connesse, è quello di innescare un dialogo ed una conoscenza interculturale, nonché interlinguistica, scegliendo come primo approccio e pretesto il racconto di storie, lingue e culture di un film.

Film in lingua, sottotitolato in italiano, con la presenza di un corrispondente mediatore linguistico e culturale (partner Amit Simbiosi Moderne), ad accompagnare le attività di cineforum e di dialogo. Otilia e Gabjta sono due studentesse universitarie che alloggiano nel dormitorio di una città romena. Siamo negli anni che precedono la caduta del regime di Ceausescu e Gabjta affitta una stanza d’albergo in un hotel di bassa categoria. Ha un motivo preciso: con l’assistenza dell’amica ha deciso di abortire grazie anche all’intervento di un medico che però rischia l’arresto, essendo l’interruzione procurata della gravidanza un reato. Otilia resta a fianco dell’amica soffrendo intimamente per quanto sta accadendo e scoprendo progressivamente la fragilità della sua condizione umana. Il film di Cristian Mungiu si inserisce nel progetto “Tales from the Golden Age” che intende proporre in più film l’epoca che precede la fine del comunismo in Romania passando attraverso piccole storie individuali. Il regista nato nel 1968 conosce bene la materia che ha deciso di trattare e mostra una certa sicurezza nell’impianto stilistico del film. Gli manca però la capacità di inserire, magari anche solo per piccoli accenni, il clima politico dell’epoca con la sua progressiva marcia verso la dissoluzione. Ci troviamo quindi di fronte a una storia universale (in Romania o altrove l’aborto procurato è comunque e sempre un dramma) proposta con una sorta di distaccata partecipazione. In particolare è attraverso lo sguardo e la sofferenza di Otilia che partecipiamo al trauma. é lei, quasi più che l’amica, a divenire sempre più consapevole del vuoto che la circonda, della solitudine profonda da cui sembra impossibile uscire.

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