Spettacolo

​L’Adunanza Mistica di Juri Camisasca​

L’incontro tra musica e spiritualità


BITONTO – Un viaggio seguendo rotte rarefatte
attraverso le strade non ordinarie della ricerca interiore. L’Adunanza Mistica di Juri Camisasca non è
un semplice concerto, è un distillato di esperienze,
un ritrovo di cercatori, pellegrini che si lasciano trasportare dalla purezza delle note spirituali di questo
straordinario personaggio, profeta del silenzio, che
sarebbe riduttivo definire semplicemente come uno
dei più originali cantautori italiani.

E non poteva
essere che “Viator” il titolo migliore della rassegna
che il 29 dicembre l’ha ospitato a Bitonto, in quel
delizioso scrigno che è il Teatro Traetta.
Con lui sul palco musicisti che hanno saputo
esaltare la spiritualità della musica di Camisasca:
Domenico Monaco (pianoforte), Giovannangelo
De Gennaro (viella e flauti); Michele Lobaccaro
(chitarra e basso). È stato anche grazie a loro che
l’Adunanza è riuscita ad avvolgere il pubblico
nella quiete mistica dei momenti musicali più
significativi dell’arte di Juri Camisasca.

Non una
sola percussione è stata necessaria per coinvolgere l’ascoltatore nell’elegante abito nel quale
questo autentico Maestro riesce a vestire pop e
canto gregoriano, Sant’Agostino, le influenze
di mistici orientali e di eccelse menti occidentali come Edith Stein. Scivolano incantevoli le
atmosfere introspettive de Il sole nella pioggia,
Le acque di Siloe e Nomadi, la canzone che forse
più di ogni altra esprime il desiderio di cammino
verso l’insondabile. Ma, appunto, l’Adunanza
non è semplicemente un concerto e allora Juri
parla di sé, del suo percorso, dei suoi travagli
interiori che lo travolsero quando, da talentuoso
sperimentatore, nel ’74 pubblicò quello che per
quasi quindici anni è stato il suo unico album: La
finestra dentro, sconvolgente confessione di un
profondissimo disagio esistenziale: «Quel disco
era un urlo ed io ero una persona molto inquieta
che trasmetteva inquietudine».

E poi… «E poi c’è
un momento nella vita in cui, inaspettatamente,
entri in contatto con una energia superiore, straordinaria, che ti stravolge, ti cambia tutto». E
così quell’urlo disperato viene accarezzato dalla
grazia e si trasforma in preghiera, in meditazione.
Dapprima per lunghi anni in un monastero benedettino, poi nel suo eremo alle pendici dell’Etna,
dove Juri dipinge icone sacre e scrive canzoni per
le voci uniche e altrettanto straordinarie di Alice, Giuni Russo, Milva.
L’Adunanza, intanto, si fa ponte. Tra Occidente e
Oriente. Scardina i confini. Lo scrittore Varnadi
interpreta “Lontano a oriente”, canto di pace di
Novalis. Juri intona una “improvvisazione mantrica”: è vibrazione pura, l’Om che inonda i cuori per portarli su frequenze altre. È probabilmente il
momento più alto e intenso di questo emozionante
incontro.
Il bis, tra gli applausi sinceri, è sorprendente:
Prospettiva Nevski, l’omaggio all’amico di una
vita: Franco Battiato.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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