Spettacolo

Il Fauno da Debussy a Nadir Garofalo

Il concerto si è concluso con un bis: il brano "Communio" del Maestro tarantino


Se Debussy aveva lasciato il suo fauno addormentato a risvegliarlo ci ha pensato Nadir Garofalo, giovane compositore tarantino che con il suo Interlude dans le soir – d’après l’après midi d’un faune ha proseguito la narrazione del Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, sua ideale continuazione, pubblicato al termine dell’anno debussiano 2018 nel centenario della morte del compositore francese.

“Il risveglio del fauno” è stato infatti il tema del terzo concerto della 75ª Stagione Concertistica “Arcangelo Speranza” svoltosi lunedì scorso nella rinnovata cornice del Teatro Comunale Fusco e che ha visto l’opera di Nadir Garofalo in prima esecuzione assoluta.
Il mito del fauno fu al centro di un progetto iniziale basato sul poema bucolico di Stéphane Mallarmé, di cui Debussy compose il solo preludio.
Il concerto si è svolto proprio come un racconto in cui compaiono di volta in volta i personaggi: iniziato con due pezzi di Debussy, flauto solo (Syrinx) a rappresentare la ninfa dell’acqua di Arcadia che per sfuggire a Pan, fauno della mitologia greca, si trasformò in una canna palustre, ha visto poi l’aggregarsi del pianoforte, con le Tre miniature della tarantina Cinzia Decataldo. Continuando ancora nell’atmosfera del sogno il brano di Julec Mouquet, La flûte de Pan nel suo rapporto con uccelli e ninfe. La coralità poi si è completata con il quartetto d’archi ed il resto dell’ensamble con la prima esecuzione assoluta del quartetto n.1 op.2, Confidenze di una Musa, seconda opera di Garofalo, il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy e infine l’Interlude dans le soir dello stesso Garofalo. A quest’ultimo il merito di aver realizzato un’opera che, senza soluzione di continuità, si innesta stilisticamente su quella debussiana proseguendo la descrizione del giorno in cui il fauno si sveglia dal suo torpore ed incontra la musa Syrinx.
Un iddillio d’amore sottolineato da ritornelli e filastrocche propri di un’atmosfera incantata fiabesca e dalle coreografie di ResExtensa dance company di Elisa Barucchieri con due ballerini a rappresentare la ninfa ed il fauno che hanno dato espressione scenica alla musica.
Musicalmente erano distinguibili il far del giorno, il risvegliarsi della natura, uccelli, ninfe e lo stesso fauno in una ritrovata armonia sottolineata dai cimbali e altre piccole percussioni.
Garofalo si è ispirato a Vladimir Jankélévitch, filosofo che si occupò di Debussy ponendolo sul piedistallo dei compositori del mistero cercando di far corrispondere a ognuna delle composizioni debussiane un momento del mistero. Il mistero del mezzogiorno è quello del prelude di Debussy, fatto di angoscia, quello della sera è quello dell’Interlude di Garofalo, mistero di voluttà e di desiderio carnale fatto di tre quadri: Le Rêve, Nynphes de pluie e Morte petite che evidentemente accompagna il fauno al triste epilogo ancora in attesa di essere musicato.
Il concerto è terminato con un bis: il brano Communio sempre di Garofalo, riarrangiato per l’ansemble, una festa strumentale che esprimeva un clima di serenità e concordia.

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