21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Settembre 2021 alle 21:58:00

Spettacolo

Ecco il nuovo libro di Claudio Frascella


TARANTO – “E none le chiacchiere” è il titolo del nuovo libro di Claudio Frascella, che fa seguito al volume di successo “U’ megghie sì tu”. Sarà presentato domani alle 20 alla libreria Mondadori, con letture a cura dell’attore-regista Giovanni Guarino. E’ il secondo divertente capitolo su pregi e difetti dei tarantini, autore compreso, scritto dal giornalista che ha debuttato due anni fa con il romanzo “Quei ragazzi casa chiesa e pallone”. Questo libro, presente in tutte le librerie e nelle principali edicole cittadine, segue il successo del primo “U’ megghie sì tu”, risultato fra i titoli più venduti dello scorso Natale.

Fatti, racconti-bonsai e piccole divertenti filosofie: i rapporti fra tarantini, una certa perfidia e i modi di fare, quotidiani, davanti ai quali spesso non ci fermiamo a riflettere. Sono sotto i nostri occhi e quello che prova a fare il libro “E none le chiacchiere”, è un invito alla riflessione, a trovare tracce di se stessi con quel pizzico di autoironia che sicuramente non manca a quanti amano sorridere anche di se stessi. E a riderci sopra. Pensionati, scivoloni lessicali e colpi di tacco, matti per la birra Raffo, tifosi di calcio e tanto altro ancora. Il primo capitolo sul resto di questa seconda piccola opera, apre più o meno così: “U’ sté vide a quidde? Fra tre mesi ha chiuse!”. No’ stè ninde da fa”. Niente da fare. Del tarantino perfido, pigro, che aspetta comodo qualcosa che gli accada intorno, perché poi in punta di lingua lui faccia scoffolare tutto in un attimo, abbiamo già dato. Lo iettatore seriale, però, un classico del nostro variegato mondo abitato da demolitori di professione, andava segnalato. “I libri di Claudio – si legge nella prefazione di Giuliano Pavone – sono preziosi perché parlano di una Taranto vera e attuale. Di opere su usi e costumi, o sul dialetto, o di storia locale della nostra città ce ne sono a bizzeffe. Ma sono tutte più o meno ammantate di quella nostalgia un po’ stantia, di quel “si stava meglio quando si stava peggio”, di quel “le megghie sime nuje” detto senza neanche un pizzico di autoironia. In “U’ megghie sì tu”, invece, nell’autoironia si è immersi fino al collo, e la città è quella di oggi, fotografata nelle instancabili ricognizioni dell’autore da via D’Aquino ai Tamburi e ovunque lo portino le storie e le persone che meritano di essere raccontate. Claudio non idealizza la realtà, semmai ne fa una caricatura (ma neanche troppo: spesso per far ridere basta raccontare le cose come stanno) e riesce, attraverso una serie di episodi minimi, a tratteggiare una storia più grande: quella di Taranto, città unica, che ogni giorno ci fa ridere e arrabbiare, e non finisce mai di stupirci”.

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