Spettacolo

Il gioco di Cecchi con l’Enrico IV di Pirandello

Stagione di prosa del Comune: al Fusco andata in scena l’opera ispirata al testo del drammaturgo siciliano


È un gioco a disorientare. Sbalzi temporali, sequenze sovrapposte tra realtà e finzione, un continuo inscatolare la storia nel divertente ordito del teatro nel teatro.
L’Enrico IV di Carlo Cecchi, portato in scena al Fusco per la stagione del Comune, è questo. L’opera di Pirandello resta il filo conduttore, ma è il pretesto per srotolare le situazioni rocambolesche magistralmente dettate dall’estro del grande attore e regista. Cecchi sul palco gigioneggia, è il deus ex machina che guida gli eventi, come il perno di una giostra intorno al quale ruotano personaggi e situazioni pirandelliane.
Il tema di fondo è quello della finta pazzia del protagonista, che mette a nudo debolezze e meschinità, che sgretola certezze e false convinzioni. La pazzia (simulata) usata come grimaldello per scardinare verità in una sottile, astuta e cinica trama psicologica.
Si gioca nella confusione tra ciò che è vero e ciò che è falso, i due aspetti si confondono a relativizzare l’uno e l’altro e così anche la pazzia, autentica o recitata che sia, scioglie i propri confini e si insinua, liquida, nella cosiddetta normalità per metterla in crisi.
In un crescendo di sovrapposizioni sapientemente e apparentemente confuse, anche il momento conclusivo della rappresentazione semina dubbi e incertezze: è l’Enrico IV o si gioca con l’Enrico IV? Ucciso il suo rivale sulla scena, Cecchi-Enrico risolve la tragicommedia con la spiazzante battuta finale: «Alzati, che domani c’è un’altra replica». Il più sagace tributo allo spirito dell’Enrico IV.

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