14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 08:15:36

Spettacolo

​Così Claudia ha cantato il Califfo​

La Gerini con l’Ico Magna Grecia e il Solis String Quartet all’Orfeo nello spettacolo dedicato a Franco Califano​


«La musica è un volo:
esercita un grande fascino, ogni sera
con l’orchestra rivivo un’emozione: farsi
avvolgere dai violini, le poesie e le parole
di un grande poeta è una magia; e per me,
che sono neofita, è come imparare ogni
volta qualcosa».

Giovedì al teatro Orfeo con il Solis
String Quartet insieme con l’Orchestra
della Magna Grecia diretta dal maestro
Maurizio Lomartire, l’attrice Claudia
Gerini con “Qualche estate fa” ha fatto
rivivere per una sera il mito di Franco
Califano, artista particolarmente amato
dalle nostre parti. Un altro progetto che
porta la firma del maestro Piero Romano.
E’ lui che ha ideato questo straordinario
incontro sul palcoscenico dell’Orfeo. Ha
contattato Solis String Quartet e l’attrice
romana, che ha risposto da par suo offrendo interpretazioni di alto livello. Del
resto, la sua “Iris Blond” di verdoniana
memoria, non era improvvisazione, la
Gerini è artista completa.
Per qualche istante torniamo al Califfo.
Con Taranto l’autore di “Tutto il resto
è noia” aveva un rapporto speciale. Un
misto di passione e riconoscenza.

Un
amore, intanto. Non uno dei tanti, bensì
uno di quelli «seri», come amava sottolineare lo stesso poeta quando ne parlava
sempre con massima discrezione. Aveva
avuto anche un impresario tarantino, Gigi
D’Amato, che per il cantautore romano
in una stagione di incertezze in fatto di
popolarità, aveva curato tour e concerti
in tutta Italia. Anche nella formazione
musicale che lo accompagnava in concerto, un musicista tarantino, il pianista
Ettore Carucci, che per l’artista romano
nato a Tripoli, curava gli arrangiamenti
delle sue serate.
Insomma, se per la Gerini, fino a giovedì scorso Taranto era in qualche modo
ancora un mistero («…confesso, ci ero
stata solo di passaggio»), Franco Califano
questa città la conosceva bene.

Nel ’77,
tempi di “Tutto il resto è noia”, aveva
cantato al “Gambero”, ospite di una rassegna organizzata da Mariano Melucci,
all’epoca patron di Studio 100 Radio
(Pippo Franco e Alighiero Noschese
gli altri protagonisti del cartellone). Più
avanti era stato ospite, fra gli altri, di club
come Penthouse e Mon Reve.
Dunque, la Gerini, le poesie e le “donne”
del Califfo. Le canzoni del maestro, i
monologhi curati dallo scrittore Stefano
Valanzuolo. «Attraversiamo il mondo
di un grande artista avvicinandoci alle
sue canzoni – dice la protagonista di
“Qualche estate fa” – un progetto che mi
ha subito entusiasmata per come è stato
pensato: un tributo originale rivolto attraverso i suoi classici, quelli che la gente si
aspetta; un plauso a Valanzuolo, entrato
in punta di penna nell’anima delle donne,
essenza, nel bene e nel male, della vita
di Califano».
Nove ritratti, donne di fantasia, cuciti
addosso a una sensibilità non comune,
quella di Claudia Gerini. E non solo perché romana.

L’impressione che si ricava
durante le prove al teatro Orfeo con il
Solis String Quartet e l’Orchestra della
Magna Grecia, è quello di una immersione totale della Gerini nell’articolata
rappresentazione, fra recitazione e interpretazione. Non presta solo attenzione a
microfoni e “spie” sul palco, il suo pane
quotidiano. Ritocca, si confronta con
maestro e musicisti sui dettagli.
“Qualche estate fa”. «Nel tributo al
mondo di Franco Califano trovano spazio donne comuni: una ragazzina che si
innamora di lui, una barbona che lo spettatutte le sere, una donna delusa desiderosa
di sposarlo; cose così, una passeggiata
nel suo mondo, con lo scopo di renderlo
autentico: se il passaggio dalla scrittura
all’esecuzione è stato quello giusto, può
dirlo solo il pubblico; personalmente
quando ripropongo le canzoni di Califano, temi a me molto cari, provo un grande sentimento; i violini, l’orchestra, le
poesie, le parole, è sempre un’emozione».

Fra i nove ritratti, un paio nei quali si
immedesima più di altri. «La barbona e la
prostituta. Ogni donna è un monologo, la
prostituta racconta di lui, lo osserva ogni
sera, se ne innamora, introduce “Minuetto”, uno dei momenti più emozionanti
dello spettacolo; la barbona, in quanto ad
emozioni, non è da meno: parla di solitudine, introduce “Io piango”, commuove».
Il rapporto con il Solis String Quartet e
l’Orchestra della Magna Grecia. «Grande
esperienza, non so se sono stata all’altezza dell’impegno, bisognerebbe chiederlo
a loro; molto bravi, appassionati, cantare
con loro per me è stato come un sogno:
sono neofita, ma penso che l’immenso
amore per Califano – il suo mondo e la
sua poesia – abbia fatto il resto trascinandoci nel suo mondo. Un mondo, il suo,
rivolto alle donne, nel bene e nel male.
Sono state loro la colonna sonora della
sua vita: ispirazione, amore, dannazione. Le donne, muse ispiratrici dalle quali ha
saputo cogliere bellezza».

Tu chiamale, se vuoi, emozioni. «Il
pubblico e i violini; ho fatto altri spettacoli in teatro, ma la musica è un volo,
il canto un’espressione di totale libertà.
Cantare insieme a musicisti che hanno
accompagnato grandi artisti come Noa,
Fiorella Mannoia, Baglioni e tanti altri,
è qualcosa che mette i brividi; ogni sera
imparo qualcosa, aver realizzato questo
progetto con queste modalità per me è
stato un dono. E quando si spengono le
luci in platea e parte l’orchestra, bene,
comincia il mio viaggio: mi lascio portare fra le pagine di una poesia di rara
bellezza. Da romana sento nelle viscere
quello che racconta, le strade, i vicoli, i
quartieri».
Venerdì “escono” episodi di “Suburra”,
produzione Netflix per la regia di Michele
Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe
Capotondi. Claudia Gerini fra i protagonisti. «Non è la Roma raccontata da
Califano, quello raccontato, purtroppo, è
un altro aspetto della capitale: una città
drammatica, livida, violenta, declinata
evidentemente sotto altri aspetti».

Taranto, mai stata. «Una volta, di passaggio – conclude Claudia Gerini – ho
provato a recuperare giovedì mattina:
passeggiatona, città piena di contraddizioni – il riferimento è all’industria
siderurgica – ma è un posto che esercita
grande fascino, è uno straordinario luogo d’arte». Fra le canzoni, interpretate:
“Tempo piccolo”, “Un’estate fa”, “Io non
piango”, “Minuetto”, “La mia libertà”,
“La musica è finita”, “La nevicata del
‘56” e “Tutto il resto è noia”.

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