Spettacolo

Emozione per Santa Scorese

Il mediometraggio, in gran parte girato a Taranto, racconta la storia vera di una ragazza di Palo del Colle


Grande emozione al Teatro Orfeo per la proiezione del mediometraggio “L’incredibile storia di Santa Scorese”, opera prima del regista pugliese Mimmo Spataro, che ha curato anche montaggio, fotografia e audio.
Il film – di notevole impatto emotivo e in gran parte girato a Taranto – narra la tragica e sconcertante vicenda reale di una ragazza di Palo del Colle, della sua vocazione mistica e della sua volontà di farsi suora. Sul suo cammino, però, piomba un giovane psicopatico, affetto da deliri mistici e dal desiderio ossessivo di possedere la povera Santa. La giovane donna è costretta a subire per anni una violenta persecuzione, fatta di lettere deliranti, telefonate, appostamenti. Un calvario che si conclude tragicamente la sera del 15 marzo del 1991: Santa rientra a casa, da sola, e ad attenderla davanti alla sua abitazione c’è proprio il suo persecutore che la colpisce con tredici coltellate davanti agli occhi disperati del padre che vive il dramma dal balcone di casa. Santa morirà poche ore dopo in ospedale, le sue ultime parole saranno di perdono per il suo assassino.
Santa Scorese è stata proclamata Serva di Dio ed è in corso il processo di beatificazione.
Lunedì 6 maggio all’Orfeo c’è stata la prima proiezione assoluta del film e in sala erano presenti i genitori di Santa: il papà Piero e la mamma Angela. Per loro il commosso applauso del pubblico in un teatro stracolmo che ha abbracciato con grande trasporto affettivo, anche con le lacrime, i due genitori e tutta la famiglia di Santa.
Visibilmente commossi anche i protagonisti del film: il regista, la sceneggiatrice Assunta D’Elia, gli attori Alfredo Traversa (il padre di Santa), Angela De Bellis (la madre), Vanessa Caponio (la sorella), Francesco Cassano (il cognato), Mario Blasi (don Tino) e Rino Massafra (don Carlo). Ma è stata proprio la madre di Santa, la signora Angela, al termine della proiezione, a invitare a cogliere l’aspetto più luminoso del martirio di sua figlia. «Non immaginavamo – ha detto al termine della proiezione – che dalla nostra tragedia potesse germogliare il seme della speranza».
Erano anni, quelli in cui si è consumato l’assassinio di Santa Scorese, nei quali lo stalking non era ancora contemplato nel codice penale (sarà introdotto solo nel 2009) e il femminicidio non era ancora un tema all’attenzione costante dell’opinione pubblica. Se oggi se ne parla è anche grazie al sacrificio di donne come Santa e alla tenacia della sua famiglia nel tenere alta l’attenzione attraverso il vivo ricordo di questa giovane martire pugliese. Nell’auspicio che ci sia un ascolto più sollecito delle tante grida di dolore che ancora troppe volte restano soffocate dall’inerzia e dall’indifferenza.

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