27 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Luglio 2021 alle 21:58:00

Spettacolo

Il Borghese di Molière in scena al teatro Orfeo


TARANTO – In scena uno dei capolavori del commediografo francese. Protagonisti Massimo Venturiello e Tosca. Risate ed equivoci nel nuovo sfarzoso allestimento del regista-attore napoletano. Stasera al teatro Orfeo di Taranto, andrà in scena uno dei grandi, divertenti capolavori di Molière: “Il borghese gentiluomo”, nel nuovo sfarzoso allestimento del regista Massimo Venturiello. E’ il quarto titolo della ventunesima Stagione teatrale allestita dall’Associazione culturale “Angela Casavola” sotto la direzione artistica di Renato Forte.

“Il borghese gentiluomo”, promosso in collaborazione con “Giancar-Lama”, è interpretato dallo stesso Venturiello che indossa i panni di Monsieur Jourdain, affiancato da Tosca che interpreta il ruolo chiave di Madame Jourdain, moglie del protagonista. Si unisce a loro un nutrito cast di attori, cantanti e ballerini per dar vita alle atmosfere farsesche, satireggianti e di fiaba di quest’opera che viene definita una comédie-ballet. Una fitta tessitura musicale, infatti, con canzoni e balletti sostiene e movimenta questo grande classico, che Molière creò come qualcosa di completamente nuovo assieme al musicista Jean-Baptiste Lully. Lungi però dall’essere paragonabile al musical o alla commedia musicale odierna, Il borghese gentiluomo racchiude una peculiare varietà stilistica che rende quest’opera originale e irresistibile, tesa a una teatralità assoluta di grande effetto comico. Il ricco borghese Monsieur Jourdain vuole con tutte le sue forze diventare nobile. Per sua sfortuna è circondato da una pletora di adulatori e truffatori, pronti ad assecondare il suo smodato desiderio pur di trarne guadagno: maestri di moda, scherma, canto, danza, lo abbindolano e sostengono la sua fissazione, che pian piano troverà la via della follia. Solo la moglie cerca di opporsi a questo vortice di sciocchezze e raggiri, tentando di proteggere il marito e di farlo rinsavire richiamandolo alla concretezza e al senso pratico: ma non ce la farà. All’estremo rifiuto di Monsieur Jourdain di dare la figlia in sposa al ragazzo che ama solo perché costui non è un nobile, anche Madame Jourdain gli si schiera contro e sarà d’accordo a mettere in atto la grandiosa beffa finale del “Gran Turco”, che porterà il lieto fine per tutti e la giusta punizione alle smanie del borghese gentiluomo. Con le musiche originali di Germano Mazzochetti, l’ironia di tutto il lavoro trova efficace espressione: le sonorità spaziano dal rinascimento alla sceneggiata napoletana e accrescono la libertà dell’intera opera, che si esplica anche nelle visionarie e rutilanti scelte dei costumi di Santuzza Calì e delle scene di Alessandro Chiti. Anche la lingua parlata mescola suggestioni da ogni parte d’italia, giocando un ruolo importante in questo allestimento che, pur restando fedele all’originale secentesco, gioca libero da limiti geografici e temporali.

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