30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 09:56:00

Spettacolo

Il mito di Antigone stasera e domani in scena al Tatà


Il prossimo appuntamentoper la stagione di prosa 2012/13 organizzata dal Comune di Taranto e dal Teatro Pubblico Pugliese in collaborazione con il Crest é previsto per stasera alle 21 e per domani alle 18 al Tatà. In scena l’Antigone di Sofocle, nell’elaborazione drammaturgica di Elena Bucci e Marco Sgrosso con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Maurizio Cardillo, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto, Gabriele Paolocà.

 

Sulla scia dell’esperienza del concerto a due sul mito di Antigone e ispirati dalla sua rifrazione di punti di vista, siamo arrivati a questo progetto, allargato agli attori della compagnia. Il nucleo primario della grande tragedia di Sofocle oppone la ragione del cuore di Antigone alla ragione di stato di Creonte, figure potenti pur nella loro umana vulnerabilità. Attorno a questo nucleo centrale, come in un caleidoscopio di nette rifrazioni, si generano a catena tutti gli altri contrasti: l’opposizione delle sorelle che apre la tragedia, Antigone votata alla morte e Ismene custode di vita, quella politica e generazionale tra Creonte padre-tiranno ed Emone figlio-ribelle, e quella etica e religiosa tra Creonte, invasato fino alla cecità nella difesa di un’idea di governo che dietro la pretesa di sanità nasconde la tirannia e il profeta Tiresia, maestro di visioni limpide e terribili pur nelle ombre dei suoi occhi senza vista.

Rileggere la tragedia è anche un tentativo di ritrovare le fonti di un pensiero etico e politico che pare sbiadirsi di giorno in giorno e di tornare a riflettere sul mito come strategia di condivisione che unisce e crea una comunità. Una questione primaria che ci siamo posti nell’affrontare il lavoro è stata la relazione tra movimento e danza, suono cantato e parlato, maschera e volto. Gli attori scivolano da un piano all’altro, da uno stile all’altro, in un’idea di drammaturgia non soltanto testuale ma anche musicale e coreografica, per riscoprire nella storia di Antigone tutta la freschezza dei molti linguaggi che abbiamo a disposizione e la potenza di un pensiero caro e desueto: nessuno può togliere la libertà di pronunciare il no.

 

In uno spazio severo ed impietoso verso le imprecisioni come il rigido ideale di buon governo di Creonte, il Coro – testimone e giudice – si muove come un corpo di ballo al ritmo di una tessitura sonora che avvolge anche il pubblico. Siamo tutti presenti ora alla veglia per la scelta estrema di Antigone, ombra inquieta in questo spazio tagliato da lampi di luce, alla veglia per il corpo di Polinice, riflesso insanguinato sui volti dei vivi, alla veglia per una nostra antica identità smarrita. Una fila di sedie e cinque piccoli scranni determinano la divisione degli spazi e scandiscono il tempo dell’ascolto e quello del canto.

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