10 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 10 Maggio 2021 alle 15:20:57

Spettacolo

Le parole di un teatro nel “Cantico dei cantici” di Fabio Tolledi


TARANTO – Cala il sipario sul ciclo di incontri “Le parole di un teatro”. Stasera alle 18 l’ultimo appuntamento alla libreria Mandese di via Liguria. Al centro della serata la presentazione del volume di Fabio Tolledi “Il Cantico dei cantici per lingua madre”. A dialogare con l’autore, Fatima Sai, dell’Università del Salento, e Giuseppe Cùscito, dell’Università La Sapienza. La conversazione si intreccerà alla lettura del Cantico a cura delle attrici di Astràgali Lenia Gadaleta, Roberta Quarta e Serena Stifani e alle proiezioni di immagini dello spettacolo Q-Il destino incrociato dei forse, “una cerimonia teatrale per sette giovani donne che accoglievano nei frantoi ipogei pochi spettatori, nel bianco, sotto la terra, dove l’olio diveniva”, presentato con grande successo di pubblico nei frantoi ipogei del Salento e in alcuni dei più importanti luoghi del Mediterraneo.

Il “Cantico dei Cantici per lingua madre”, riscrittura in neo salentino del poeta e drammaturgo Fabio Tolledi chiude il ciclo di incontri “Le parole di un teatro” ospitato dalla libreria Mandese di Taranto. “Cantu de tutti li canti / cuntu de tutti gli cunti / vasame cu tutti li vasi de tutta la vucca toa”. Si apre così Il Cantico dei cantici per lingua madre riscrittura in neo salentino di uno dei testi più misteriosi e segreti della tradizione sapienziale del poeta e drammaturgo Fabio Tolledi. Presente nella Bibbia ebraica e cristiana, incessante canto d’amore dell’amata verso il suo amato, e dell’amato verso la sua amata, “canto assoluto di amore e di conoscenza”, il Cantico, in ebraico Shir hashirim, in latino Canticum canticorum, già nel nome dice il suo essere il più sublime di tutti i canti, il suo adagiarsi tra le nuvole. Come sottolinea proprio Fabio Tolledi nella postfazione al volume, “canto assoluto di amore e di conoscenza”. Testo poetico composto tra il 1996 e il 1999, nella riscrittura del Cantico, come nella post-fazione scrive lo stesso Tolledi, regista teatrale, direttore artistico di Astràgali Teatro e presidente del Centro Italiano dell’International Teatre Institute – Unesco, non è in gioco “il cesello rigoroso della traduzione filologica”, piuttosto la questione del divenire poetico, dove “la lettera respira nella multiforme sensualità dei suoni, né va dimenticato che questa è una scrittura per il teatro. Scrittura di corpi che suonano parole. Danza della poesia nella bellezza assoluta di sette corpi di giovani donne che promettono vita e piacere. Scrittura che fa sparire l’autore, sogno compiuto di suoni che in altri corpi risuona”. Nel volume, alla riscrittura del Cantico, fa da prezioso contraltare la versione medievale in giudeo italiano Canto de li canti che è a Scelomò, la più antica versione giudeo-italiana dell’opera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche