17 Ottobre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 17 Ottobre 2021 alle 19:48:00

Spettacolo

Braia porta in scena Novecento di Baricco


MARTINA F. – Penultimo appuntamento con la Stagione Teatrale 2012/2013 organizzata dal Comune di Martina Franca – Assessorato alle Attività Culturali in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo, Archeo’s, e le Associazioni Culturali “Le Quinte” e “Sirio”.

Al Teatro Verdi, giovedì 11 aprile, alle 21 andrà in scena “Novecento” di Alessandro Baricco. Novecento è l’incredibile, fantastica storia di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, il pianista più grande del mondo, nato su una nave e di lì mai sceso. Dalla storia, scritta da Alessandro Baricco, è tratto il film “La leggenda del pianista sull’oceano” di G. Tornatore. Accompagnato dalle musiche di Ennio Morricone, Raffaele Braia racconta questa storia bellissima, magica ed emozionante in un crescendo narrativo intensamente poetico, a volte struggente, dal ritmo cadenzato del ragtime dei meravigliosi anni ’20.

“Non sei fregato veramente finchè hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”. E Novecento è sicuramente una buona storia da condividere, forse una delle migliori. La storia incredibile, fantastica, quasi irreale di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, un pianista, anzi il più grande pianista del mondo, nato su una nave e lì vissuto per tutta la vita senza mai scendere. L’uomo che sapeva suonare una musica indefinibile, soprattutto quando suonava in terza classe, per chi non se lo poteva permettere.

La dimensione è quella del ricordo denso, intenso, come quello delle grandi storie che parlano di un tempo ormai andato, quelle che riempiono le ore lunghe, magari ascoltate dalla rauca voce di un marinaio in una bettola in un porto tra incanto e incredulità, tra verità e allucinazione. Il tempo della storia sono i meravigliosi anni Venti, a cavallo tra le due guerre, l’età del jazz, quando ogni cosa sembrava muoversi seguendo quel ritmo irresistibile.

Il ritmo è quello gradevolmente denso, di quando le parole e la musica si incontrano in accordo e si scambiano i ruoli, le parole diventano musica e le note raccontano indispensabile fino a comporre una partitura originale, unica. Il luogo è la nave Virginian, dal nome che sa di lontano, che fa la spola dall’Europa alla sognata America e che racchiude in sé tutte le storie del mondo. Per tutto questo Novecento non è un monologo, ma un incarnato di perfezione, una favola struggente da raccontare con la stessa malinconica voluttà che si usava quando accarezzava le curve di un ragtime. Con capacità da acrobata e intensità poetica, quelle caratteristiche a cui ci ha abituati con i suoi personaggi e le sue interpretazioni, Raffaele Braia racconta Novecento con la leggerezza di un sogno, suonando con magia una partitura di fini emozioni. “Suonavamo perché l’Oceano è grande e fa paura, suonavamo perché la gente non sentisse passare il tempo, e si dimenticasse dov’era e chi era. Suonavamo per farli ballare, perché se balli non puoi morire e ti senti Dio e perché è la musica su cui Dio balla quando nessuno lo vede”.

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