31 Ottobre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 31 Ottobre 2020 alle 15:37:55

Spettacolo

Archeologia preventiva per scoprire il passato


Il futuro rispetta il passato con l’archeologia preventiva. Di questo si è discusso nel convegno svolto ieri all’ex Convento di S. Francesco, dal titolo: “Recenti indagini e scoperte di archeologia preventiva tra Taranto e la chora”, organizzato dall’Associazione Amici dei Musei onlus. A introdurre i lavori, Annapaola Petrone Albanese, presidente dell’Associazione.

“Prima di intervenire in un sito, di riportare alla luce quello che c’è sotto terra devono esserci delle operazioni che permettono di ottimizzare il nostro impegno sul terreno – afferma Gioia Bertelli, docente di Storia dell’Arte medioevale all’Università degli Studi di Bari. Ben venga l’archeologia preventiva, che consiste in una serie di operazioni che prevedono una raccolta di dati, ricognizioni di superficie e applicazioni di nuove tecniche geomagnetiche e geofisiche per indagare cosa c’è nel sottosuolo. Queste operazioni di recente sono state regolamentate dalla Legge 109 del giugno 2005, per la verifica dell’interesse archeologico. Con questa legge si è messo ordine nei rapporti tra le stazioni appaltanti e le soprintendenze regionali, istituendo anche un elenco con istituti e soggetti che possono svolgere queste funzioni”.

Luigi La Rocca, Soprintendente ai Beni Archeologici per la Puglia, racconta l’evoluzione nei tempi delle problematiche che ha affrontato l’amministrazione dei beni culturali, fino a giungere alla regolamentazione della normativa in materia dell’archeologia preventiva: “Nel primo dopoguerra, la nuova rete infrastrutturale ha minato il patrimonio archeologico, creando come conseguenza anfiteatri tagliati a metà e città antiche attraversate da strade. Già all’inizio degli anni ‘70 s’impartì alle amministrazioni pubbliche di sottoporre dei controlli in via preliminare ai progetti. Si andava a cercare la compatibilità del nuovo lavoro con le preesistenze archeologiche, quindi il tema dell’archeologia preventiva non è una novità. Negli anni ’80 le attività di prevenzione sono diventate più sistematiche, ma si trattava di attività di controllo, non si poteva ancora agire in anticipo sulle opere pubbliche. Infine, si è finalmente arrivati alla normativa della legge 109 del 2005, che introduce la possibilità per il soprintendente di disporre l’esecuzione di sondaggi archeologici a spese della committenza in caso di lavori pubblici, per tutelare il patrimonio archeologico e valutare gli interessi concorrenti”. Per mostrare i risultati dell’archeologia preventiva, il Soprintendente conclude con esempi di ritrovamenti a Taranto, immortalati ed esposti anche in una mostra fotografica allestita alla Rossarol.

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