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Michele Emiliano: “Dobbiamo nazionalizzare l’Ilva”

BARI – Nonostante siano i suoi ultimi giorni sullo scranno più alto di Palazzo di Città, il Sindaco di Bari, Michele Emiliano, nonché segretario regionale del Pd, appare più impegnato che mai, tra riunioni, interviste e conferenze stampa. L’obiettivo è ovviamente quello di contribuire a vincere le elezioni anche nel capoluogo, e meglio andrà il candidato del centro sinistra maggiori saranno i suoi meriti. Con un occhio alle elezioni europee, e l’altro alle ormai prossime elezioni regionali, dove, non è un segreto, Michele Emiliano punta da tempo.

Prima però parliamo di Europa.
Emiliano, come convincere i cittadini ad andare a votare per le elezioni europee quando persino in Italia la percentuale di astensionismo è cresciuta sensibilmente in tutti i principali appuntamenti elettorali?
“Purtroppo è un compito al limite dell’impossibile, a meno che non si parla ai militanti di partito. E soprattutto oggi, con la confusione che regna sovrana, è sempre più difficile provare a ragionare sui contenuti anche perché non esiste il confronto. Basti pensare che questa campagna elettorale in Italia la stanno facendo tre persone, Renzi, Grillo e Berlusconi, tutti gli altri non esistono”.

Lei ha ragione, ma non crede che sia necessario spiegare agli elettori quanto le decisioni dell’Unione Europea influenzino la loro vita quotidiana?
“Temo che sia troppo tardi. Le faccio un esempio: la Puglia esprime una persona di valore come Paolo De Castro, che in qualità di presidente della commissione europea sull’agricoltura, ha varato una riforma straordinaria. Ma al di là degli addetti ai lavori, mi domando: in quanti lo sanno?”

Un esempio calzante, visto che il settore dell’agroalimentare è uno di quelli trainanti per la nostra economia.
“Non ho finito. Il lavoro di De Castro, una delle persone più autorevoli al mondo nel settore, è stato incredibile. Eppure non si capisce per quale motivo non è stato ricandidato nel Mezzogiorno”.

C’è una nota polemica in questa dichiarazione, o sbaglio?
“Se si riferisce a tutto quello che è accaduto intorno alla mia candidatura, tragga lei le conseguenze. Io voglio soltanto ribadire che mi sono messo a disposizione del partito, e che quando Matteo Renzi mi ha chiesto di candidarmi capolista alle Europee, pure non avendolo mai chiesto, ho risposto obbedisco. Poi le cose sono andate diversamente, e l’unica possibilità è che io mi candidi alla Regione Puglia”.

Nel suo partito non sembrano pensarla tutti alla stessa maniera. Mi pare che dopo la sua ultima uscita su Grillo qualcuno nel Pd abbia chiesto anche il suo commissariamento.
“Solo un gruppo di matti può pensare di commissariare un segretario eletto da appena due mesi. E infatti non è questo il caso. Le poche dichiarazioni uscite sull’argomento sono frutto di dinamiche interne ai vari gruppi che compongono il Pd, oppure di risentimenti personali, non contro di me ma fra di loro”.

Allora la sua candidatura alla Regione è cosa fatta?
“Prima bisogna vincere a Bari. Fatto questo, dal 27 maggio comincia la campagna elettorale per la Regione Puglia. E non sarà affatto facile, considerando che l’esperienza del centro sinistra non finisce bene”.

In che senso?
“Ci sono stati recentemente alcuni incidenti giudiziari che hanno riguardato Nichi Vendola, che io considero assolutamente al di fuori di ogni sospetto, e che però hanno minato la credibilità del centro sinistra. Non sarà facile tornare a vincere in Puglia, per questo dobbiamo restare uniti e non disperdere le forze”.

Lei ha cominciato da tempo ad allargare la coalizione, cercando di dialogare con Grillo. Ma secondo lei non rischia di fare la fine di Bersani?
“No, perché io non dialogo con Grillo ma con i simpatizzanti del Movimento 5 Stelle che considero i nostri principali interlocutori in una logica di allargamento delle alleanze. Se il Pd sarà coerente e farà le cose che Renzi si è impegnato a fare, così come sta avvenendo, ritengo che quei simpatizzanti e quegli elettori che con Grillo hanno scelto il voto di protesta ma che sono sostanzialmente del Pd, potranno tornare a casa”.

Infine, una domanda sull’Ilva, anche perché lei ormai a Taranto è di casa. Che idea si è fatto su tutta questa vicenda?
“Non entro nel merito della vicenda giudiziaria, mi sembra ovvio. Sull’Ilva credo che sia arrivato il momento di nazionalizzarla, sia perché credo che è l’unico modo per ambientalizzare lo stabilimento e conservare un asset strategico come quello dell’acciaio in Italia. Chiuderla o venderla a imprenditori stranieri aggiungerebbe al danno la beffa. Sarebbe come dire ai tarantini ed a tutte le persone che hanno subito sofferenze e lutti che finora abbiamo scherzato, che vi siete sorbiti questa fabbrica per sessant’anni senza motivo”.

Michele Mascellaro
Direttore Responsabile